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Mi interessa il passato. Non tanto il mio passato, un passato semplicemente biografico. Mi appassiona il passato delle collettività, di noi italiani per esempio, il modo in cui i grandi avvenimenti ci hanno formato, come ci siamo rivelati sotto la spinta dei grandi avvenimenti: debolezze, viltà, eroismo, costanza, il comportamento dei romani sotto l'occupazione nazista, l'Italia liquefatta dell'8 settembre '43, il boom degli anni Cinquanta, quella disperata energia... Leggendo il passato si capisce meglio come siamo arrivati ad essere ciņ che oggi siamo. |
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Il passato delle grandi città:
Parigi, Roma, New York. La storia, grande o piccola, le storie degli uomini come possiamo scorgerle, sapendo guardare, sulla facciata di una casa, un arco, una chiesa, una tomba, una piazza, un monumento. Le città parlano a chi sa interpretare le tracce residue del passato. È il punto centrale dei libri che cerco di scrivere: raccontare il passato ancora visibile per creare una connessione e un legame, anche per tentare di capire meglio ciò che sta succedendo. |
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La mia trilogia dedicata a un
immaginario fratellastro del dannunziano Andrea Sperelli raccontava il decennio
dal 1911 (guerra di Libia) al 1921 (vigilia della Marcia su Roma), fondamentali
per la formazione del neonato Stato unitario.
Protagonista dei tre romanzi (Quel treno da Vienna, Il fazzoletto azzurro,
L'ultima primavera) era un giovane commissario di polizia, Giovanni
Sperelli, fratellastro povero del raffinatissimo dandy Andrea, protagonista
de Il piacere. Storia immaginaria ovviamente, ma proiettata contro uno sfondo accuratamente documentario. |
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