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Augias nello studio di Babele (1990)

 
 

 
Dedicammo a suo tempo un'intera puntata di Babele
(la trasmissione televisiva dedicata ai libri) ai poeti italiani viventi.
Si alzavano, venivano brevemente presentati, recitavano i loro versi.
 Ci aspettavamo un'audience molto bassa,  invece il programma,
secondo l'Auditel, venne seguito da otto o novecentomila persone.
Credo che quella puntata ebbe successo perché le poesie, come le
canzoni, sono una forma di comunicazione concentrata
e molto espressiva.


<OPERA>
 
La TV ha grande capacità divulgativa, ma spessore minimo.
Si potrebbe dire che alla TV si applica la nota legge fisica che rende inversamente
proporzionali la velocità e la potenza.
Anche per questo è così difficile fare programmi culturali.
La poesia invece ha in televisione un'ottima resa ed è un peccato che pochi se ne siano accorti.
     

Roberto Benigni

Una sera a Babele venne Benigni e recitò a memoria il V canto dell'Inferno (Paolo e Francesca).  Ci sono tanti modi di dire Dante:  Benigni lo rese in modo assolutamente originale con gli accenti di un popolano toscano. Fu una grande esperienza e gli spettatori superarono largamente il milione. La televisione dissipa ogni giorno enormi possibilità per pigrizia, Dante direbbe per ignavia.


<I SEGRETI DI NEW YORK>
 
 

 
Fra i dipinti di Modigliani, quello che amo di più è Il grande nudo, del 1919 circa.
Un altro nudo che mi affascina è La Venere di Urbino di Tiziano.
C'è un doppio giallo legato a questo quadro: non si conosce l'identità della signora - una prostituta?
Una contessa? - e inoltre vi è un'ambiguità nella posizione della mano: gesto di pudore o di piacere?
 

   



  Il Grande Nudo di
Amedeo Modigliani (1919 ca.)




  Tiziano Vecellio,
La Venere di Urbino (1538)

Il titolo che ho dato al mio libro su Amedeo Modigliani,
Il viaggiatore alato
, è preso da un verso
di una poesia di Baudelaire, L'albatros,
che Modigliani amava e ripeteva spesso.


<BIBLIOGRAFIA>