OLIVETTI SCRITTORInCORSO
Io ho sempre lavorato: ho fatto il cronista di bianca, di nera, sono stato il più giovane capocronista di Roma. Di un giornale scassato, si intende. Ho lavorato anche alla Questura di Roma, all'ufficio stampa e dal momento che non c'era poi tanto da fare, ne approfittai per scrivere la tesi di laurea. Sono stato anche direttore di una rivista, "Mondo occidentale", un po' filo-atlantica, ma io cercavo di barcamenarmi in modo obiettivo. Poi quando c'è stato qualche funzionario d'ambasciata che voleva indicarmi con insistenza quello che dovevo fare, allora sono andato a Ivrea.

[ BIOGRAFIA ]
   
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Questa poesia è stata scritta al ristorante,
a una cena aziendale.
 
In Olivetti venni assunto da Adriano, che era uno che dava a tutti del lei. Non mi aveva preso per fare l'intellettuale dell'azienda, ma per fare un giornale: "Comunità di fabbrica". Avevo un bel legame con questi operai piemontesi, che mi sentivano come uno di loro. Io in effetti sono un popolano che ha fatto l'università.

[ I VERSI DELLA VITA ]


   Adriano Olivetti in fabbrica
 


Franco Fortini
«Nel febbraio del 1956 (...) la Olivetti e la città legata al suo nome potevano ben essere pensate come una moderna Atene periclea, una nuova montefeltresca Urbino. Di Urbino era Paolo Volponi, arrivato anche lui proprio in quei giorni ad occuparsi, come direttore dei servizi sociali, di asili, di mense, di assistenza sanitaria, di colonie estive, di "memoriali" (...). A Ivrea non si poteva non sentirsi nel mondo: per la quantità e la qualità delle persone che vi circolavano, degli stimoli che ne derivavano. C'erano economisti come Franco Momigliano e Gian Antonio Brioschi, sociologi come Luciano Gallino e Roberto Guiducci, giovani funzionari come Franco Tatò e Guido Rossi e tanti architetti (...), poeti come Leonardo Sinisgalli e Franco Fortini, scrittori come Ottiero Ottieri e Soavi, Giancarlo Buzzi e Libero Bigiaretti, studiosi di teatro come Luciano Codignola e Ludovico Zorzi. Ognuno aveva una responsabilità aziendale.»

Da Ivrea. L'utopia dell'ingegner Adriano, "Corriere della Sera", 17 febbraio 1998.


[ BIBLIOGRAFIA - Autobiologia ]
Geno Pampaloni? Grande critico, sì; ma, a Ivrea, carismatico capo dell'Ufficio di Presidenza, al punto di autorizzare il bon mot che "Olivetti S.p.A." volesse dire "Se Pampaloni acconsente".