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| ADDIO, PROIBITO PIANGERE |
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e altri versi tradotti
L'autore ci delinea con questo suo Addio, proibito piangere (il titolo è quello
di una stupenda lirica di congedo amoroso di John Donne) il suo itinerario di traduttore di poesia: un itinerario d'incontri maturati o casuali
e poi divenuti vitali, approfonditi e duraturi. Dal passato emergono Donne, Crane e la Dickinson, la perfezione irripetibile di Puskin, la
suggestione romantica della Rima del vecchio marinaio di Coleridge; ci si avvicinano Yeats e Hart Crane; e dei nostri anni ritroviamo
l'immagine fremente e poderosa di Pound, Frost e Ransom e quella di un terzetto di poeti praghesi come Orten, Halas e Kolár.
Einaudi |
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| ANDARE IN CINA A PIEDI |
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Racconto sulla poesia
Sappiamo che la nostra società relega la poesia ai suoi margini. La condizione di estraneità e il sentimento di inutilità che il poeta vive
offrono all'autore lo spunto per raccontare con ironia le "disavventure" di un poeta e la sua lunga storia d'amore con le parole. La "cosa
chiamata poesia" è per lui autentica materia, la lingua poetica è una "persona" con cui dialoga da decine di anni e il mestiere di poeta è
una vocazione, ma anche una scelta sempre rimeditata e pagata ad alto prezzo. Spesso il racconto sulla poesia di Giudici diventa manuale ad uso di chi vuol fare o
leggere versi: consigli ai giovani su come conciliare una vocazione poetica con le necessità quotidiane della vita e avvertimenti
sul come non leggere un testo poetico.
Tascabili e/o |
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| A UNA CASA NON SUA |
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Giovanni Giudici tiene a sottolineare il carattere occasionale delle sue
raccolte poetiche, che vanno però a costituire una scelta molto varia, felicemente eterogenea e originale, che si apre con il Pange lingua di Tommaso d'Aquino, si
conclude con due poesie di Mao e comprende anche un divertente componimento anonimo tratto dai cinquecenteschi Blasons du corps féminin.
Il libro include poeti cechi, come Halas, Seifert, Holan, ma si costruisce in prevalenza su testi di autori inglesi e americani, quasi
sempre di prima grandezza: Donne, Milton, Coleridge, Hopkins, Stevens, Pound, Eliot, Graves, per arrivare fino a un nutrito repertorio
di Sylvia Plath. Voci e toni diversi, testi spesso bellissimi per un collage poetico in cui il traduttore adatta la sua
sensibilità e la sua mano alla fisionomia e al carattere dell'originale.
Mondadori |
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| AUTOBIOLOGIA |
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Ogni pezzo di questo libro è proiezione dell'individuo che si riconosce
come altro da sé; particella di storia naturale che, quasi per alchimia o metamorfosi, ambisce a tradursi in dimensione di scrittura; modello
frammentario e tuttavia ineluttabile di un comportamento della specie "uomo". L'autobiografia diventa Autobiologia.
Mondadori |
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| ERESIA DELLA SERA |
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«La poesia di Giovanni Giudici trova qui i toni di un vespertino
salmodiare "a lume spento" sulle ore che hanno scavato, scandito, il nostro Novecento: compièta di un secolo e di un'anima nuda con
la propria coscienza (...). Periplo di pietas intorno ai "diletti rottami" di un secolo: Brecht e la "presa di Roma", Celan e un Dante
abbacinato, luce senza più icone (...) questo ispirato e seletto dialogo con il canone, biblico e classico, della tradizione europea,
mentre sembra declinarsi nella rinuncia (vanitas vanitatum: "Scrittura di scrittura e vanità"), pur tuttavia si dichiara come alto esercizio,
di appello e di arduo ritorno, di due millenni di poesia.»
Carlo Ossola
Garzanti |
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| EUGENIO ONIEGHIN DI PUSKIN IN VERSI ITALIANI |
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«Credo comunque che si faccia un torto a Giudici a valutare questa sua
traduzione come una sorta di esercizio parallelo e subalterno alla poesia sua: questo fitto colloquio con uno dei più grandi poeti moderni,
questa singolar tenzone con una lingua poetica tanto originale, dilatata dentro la sua e la nostra, ha tutto il diritto d'essere giudicata
per sé, come una poesia sua.»
Gianfranco Folena
Garzanti |
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| FORTEZZA |
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Fortezza, titolo della lunga sequenza centrale e di tutto questo libro in cui
Giovanni Giudici espande ed esalta, dopo l'esperienza già fortemente innovativa di Salutz, il sistema continuamente in crescita della sua poesia,
è parola deliberatamente ambigua. Il lettore potrà coglierla in tutte le sue diverse sfaccettature: anche teologiche, mistiche e soprattutto
carcerarie. Circola infatti in questi versi un'aria di clausura, non sai se imposta o volontaria, tra funesta e misterica e persino ospedaliera.
Col poeta stesso a un tempo carcerato e carceriere, portatore e portato dalle sue stesse parole (come un "Caronte", tra vita e morte, traghettatore
di anime), Fortezza è testimonianza di una crisi tanto dichiarata quanto indecifrabile, agonia che si risolve solo vivendosi e esprimendosi.
Mondadori |
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| IL PARADISO |
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Perché mi vinse il lume d'esta stella
Il Paradiso di Giudici rende palpabile uno stato di tensione e di anelito già dato nella progressione stessa del Paradiso dantesco,
spirale ascendente che culmina in quell'accecamento della memoria, in quell'indicibile assoluto che è la visione di Dio. L'autore, poeta del Novecento,
porta con sé inserti, citazioni, intromissioni di scrittori antichi o moderni (incluso naturalmente se stesso); e allora l'architettura pur sempre
limpida del testo dantesco si popola di voci dissonanti: Ezra Pound che racconta dai Cantos la storia d'amore di Cunizza da Romano; Franz Kafka
che rinnova un insolubile interrogativo sulla inesplicabilità della legge; la Sibilla, le cui parole oracolari inducono il desiderio di morte.
Costa & Nolan |
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| POESIE 1953 - 1990 |
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Volume I
Dalla ricerca di un precario punto di equilibrio tra i versi e la vita allo spietato cammino dello sguardo interiore, al gioco delle affabulazioni
fino al lucido scavo nella memoria, il percorso di Giudici è una parabola quasi classica dallo stile comico, chapliniano, delle prime prove
al "tragico" delle poesie più recenti. In questo volume sono riuniti: La vita in versi, Autobiologia, O Beatrice e Il male dei creditori.
Con drammatica immediatezza e spesso con ironia allegra e crudele, la voce di Giudici riesce, come poche altre del nostro tempo, a fare della poesia
un'occasione di testimonianza che comunica al lettore, senza ricatti ideologici o tematici, il segno dell'emozione originaria.
Garzanti |
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| UN POETA DEL GOLFO |
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Versi e prose di Giovanni Giudici
Questo volume, apparso in coincidenza con il suo settantesimo compleanno, raccoglie un'ampia scelta di versi e prose di Giovanni Giudici: i primi
reperibili nell'opera completa recentemente pubblicata; le seconde, invece, disperse in libri e pubblicazioni varie. Se a ciò si
aggiungono le trentadue immagini - molte delle quali firmate da grandi fotografi - che ripercorrono la sua vita, dall'infanzia a oggi,
si può affermare che Un poeta del Golfo (il Golfo è naturalmente quello della Spezia, altrimenti detto "Golfo dei Poeti") offre davvero al
lettore "il meglio" della produzione di Giudici e insieme il ritratto di un protagonista della nostra letteratura.
Longanesi |
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| PROVE DEL TEATRO (1953-1988) |
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Questa raccolta, che si avvale di uno scritto introduttivo di Carlo Ossola,
"saggia e lascia misurare le ragioni di una fedeltà, assoluta sempre, alla voce che detta: "Un'altra voce / oggi mi parla che non so, mi dice: /
lo sai perché resistere". Non una protostoria dunque - come precisa il critico nel saggio prefatorio - offrono questi versi, disposti ad annali,
dei maggiori volumi: bensì l'ouverture di motivi che saranno nel tempo orchestrati in una coralità che fonde residui di memoria, anonimato
quotidiano, parvenze oniriche".
Einaudi |
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| QUANTO SPERA DI CAMPARE GIOVANNI |
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Fin dallo scaramantico autolesionismo del titolo, il libro di poesie di Giovanni Giudici
mette in scena la vecchiaia e la decadenza del poeta, riflesse nel "teatro" degli sguardi altrui e nel mondo che lo circonda. È anche una presa di
distanza, ma soprattutto la ricerca di una vibrante officina dove si dissezionano e soppesano passato e presente, memoria e miti, banalità
quotidiane e rivolgimenti epocali. E dove, ripianate le gerarchie tra arte e vita, tra storia e aneddotica, non cessano di esplodere
l'ironia (anche stilistica) e la volontà di scavare nel tragico quotidiano.
Garzanti |
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| SALUTZ |
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1984 - 1986
Legato fin dall'origine al nome di Salutz, il libro che ha costruito per l'intenso e ossessivo spazio di un biennio, Giovanni Giudici non
ha voluto sostituire con altro titolo più accattivante l'antico termine provenzale. Esempio di una linea italiana che, sotto lo schermo di
maniere illustri, propone una lingua poetica audacemente innovativa nella sua "volontà di dire", Salutz segna nell'ampio e ricco paesaggio
dell'opera di Giudici una svolta fondamentale, e, insieme, un punto altissimo di evidenza nella poesia contemporanea.
Einaudi |
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