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| Autore | Argomento | Data | |
| Prof. ITALO MARSICOVETERE[1944] | FASCISMO: INTERPRETAZIONI [2004] | 09/02/2004 11:21:23 | |
| Prof. Italo Marsicovetere, FASCISMO: INTERPRETAZIONI, Sansepolcro (Arezzo) 2004; libro "fuori commercio" in dotazione gratuita a pubbliche Biblioteche italiane e straniere. i. m. v. 44 |
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| iannoni pietro | FACCETTA NERA | 25/01/2004 21:28:54 | |
| Gentile Sig.Petacco, grazie per avermi fatto conoscere una parte della nostra Storia in maniera cosi' bella ed avvincente Cordiali saluti Pietro Iannoni Genova |
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| Fabio Copponi | Il nuovo libro: Faccetta Nera | 12/01/2004 13:27:35 | |
| Caro Dott. Petacco, ho appena finito di leggere Faccetta Nera. E' un libro bellissimo e scritto benissimo. La storia o storie raccontate nel libro mi hanno incollato allo stesso cosi'che l'ho terminato in un baleno. Vivo a Londra e sono addirittura riuscito a trovare da un venditore di libri antichi una copia della Guida Dell'Africa Orientale Italiana (Cosociazione Turistica Italiana)dell'epoca. Completo e ben tenuto con mappe e tutto il resto (forse portato in inghilterra da qualche ufficiale Inglese coinvolto nei fatti di allora). Come molti altri hanno detto, sempre con il senno di poi, quello sciagurato di Mussolini non avrebbe dovuto partecipare alla 2nda guerra. Oggi, chissa', avremmo ancora, in qualche modo, i piedi in Libia e in Africa Orientale e dato il petrolio libico saremmo una delle nazioni piu' benestanti del mondo...ma sempre con il senno di poi. Inoltre penso che Amedeo Duca D'Aosta sarebbe stato ucciso se si fosse ribellato agli ordini di attaccare i "vicini" Africani. Non era di sicuro una mossa facile per lui. Non sono ne fascista e ne comunista (ne tantomeno democristiano). Forse pero' sono un po' colonialista e scommetto che se fossimo rimasti in quei luoghi la gente del posto ne avrebbe guadagnato, soprattutto se guardiamo com'e' ridotta oggi. Grazie, Grazie veramente per aver scritto questo super-libro. Fabio Copponi |
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| Giorgio Conforti | Guida dell'Africa Orientale Italiana CtI 1938 (xvi) | 02/01/2004 16:21:02 | |
| Gentilissimo Sig. Petacco, congratulandoci con Lei per i tanti successi letterari a noi molto cari, ci fa piacere informarla che la pubblicazione in oggetto resa a noi famosa dalla lettura del suo ultimo libro "Faccetta nera" e' stata diligentemente disseppellita dalle cose vecchie di casa nostra. Augurandole buon lavoro, Voglia accettare i nostri piu' sinceri auguri di Buon Anno. Sergio e Giorgio Conforti |
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| DANIELE BARELLI | storia d'italia | 29/11/2003 14:21:45 | |
| Anni fa , acquistai in edicola quattro numeri di " STORIA D'ITALIA DALL'UNITà AD OGGI", opera curatissima sia nella parte storiografica che per quella riguardante le bellissime foto. Ogni numero usciva periodicamante, fino a quando il mio edicolante mi informò del fallimento della casa editrice Curcio, quindi dell'impossibilità di procurarmi i numeri successivi dell'opera. E'possibile entrare in possesso di questi fascicoli mancanti e avere qualche riferimento cui rivolgersi? Grazie per l'attenzione |
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| Libreria MODERNISSIMA RAVENNA | INVITO PER PRESENTAZIONE | 29/11/2003 10:26:17 | |
| Notiamo,con disappunto, che nessuno l'ha mai invitata a Ravenna per parlare del suo libro su Ettore MUTI. Se fosse interessato alla cosa, stiamo organizzando una serie di incontri presso il Circolo culturale MAMA'S di Ravenna. Ci farebbe molto piacere se volesse venire a presentare sia "Ammazzate quel fascista" che il nuovo "Faccetta nera". Se fosse interessato la preghiamo di contattarci con urgenza per poter concordare una data. Un saluto Libreria Modernissima Ravenna tel 0544213894 fax 054430324 e-mail modra@libero.it |
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| Federico Mozzi | Risposta | 28/11/2003 15:20:23 | |
| Egr. sig. Petacco tempo fa Le inviai un e-mail in cui apportavo alcune correzioni riguardo a quanto detto approposito di Ultra nel Suo libro "La nostra guerra 1940-1945" specificando che mi avrebbe fatto molto piacere ricevere una Sua risposta. Il Suo libro mi è piaciuto comunque tantissimo e sarei ancora molto interessato a ricevere una Sua risposta in quanto avendo solo 14 anni e non avendo potuto essere materialmente presente durante quegli avvenimenti sono a caccia di qualsiasi informazione che possa aiutarmi ad ampliare il mio bagaglio culturale. Di seguito le allego il testo della mia precedente e-mail. Distinti saluti Federico Mozzi "Egr. dott. Petacco mi chiamo Federico, ho 14 anni e sono molto appassionato di storia soprattutto del periodo che va dal 1920 al 1945. Leggendo con molto interesse il suo libro "La nostra guerra 1940-1945" pubblicato come allegato al Giornale ho riscontrato,quando parla di Enigma e quindi di Ultra, alcune incongruenze rispetto a quello che sapevo io, avendo portato il suddetto argomento all'esame di storia di terza Media inferiore. Secondo i testi da me presi in considerazione per la mia ricerca ( I segreti della Seconda Guerra Mondiale Hobby e Work editore volume 1 pag. 76,77,78,79,80,81,82,83,84,85,96,97,98,99 e volume 2 pag. 148,149,150,151,152,153,154,155,156,157) risulta che i primi a compiere studi di una qualche efficacia contro Enigma furono i polacchi dell'BS4 (sotto la guida del maggiore Maksymilian Ciezki) con l'aiuto dei francesi guidati dal capitano Gustave Bertrand. Gli studi si protrassero da 1929 fino al 1939 quando per ovvi motivi i criptoanalisti polacchi dovettero scappare di gran lena prima in Francia e dopo il 1940 in Inghilterra. Solo allora gli Inglesi entrarono veramente in azione continuando la guerra contro Enigma. Il suo riferimento agli Americani non è sbagliato in quanto furono loro ad aiutare gli Inglesi a costruire il Colossus (il primo computer del mondo) ma è completamente fuori tempo in quanto esso venne costruito non più tardi del 1943/44 per codificare la macchina Lorence (un'altro sistema di comunicazione segreta inventato di Tedeschi) fino ad allora infatti si usarono per lo più alcuni analizzatori elettromagnetici detti in gergo "Bombe". Le sarei immensamente grato se nonostante i suoi innumerevoli impegni riuscisse a trovare il tempo di rispondermi al mio indirizzo e-mail. Cordiali saluti" Federico Mozzi |
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| alberto bonomo | israele-palestina | 25/11/2003 00:21:23 | |
| Egr. dott.Petacco, sono un appassionato di storia e dei suoi libri che ho letto in gran parte (confesso di non avere ancora comprato Faccetta Nera, ma non mancherò !). Volevo chiedere un suo parere sulla questione israelo-palestinese e se può consigliarmi un libro sull'argomento a partire dalla nascita dello stato d'israele dopo la seconda guerra mondiale, ovviamente quello che Lei ritiene il più obiettivo possibile, secondo il Suo stile. Infatti, pur sapendo che è impossibile stabilire da che parte stia la ragione, mi piacerebbe essere più informato. Con stima. Alberto Bonomo Bologna |
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| Robert Molle | Battaglia di Cassino | 12/11/2003 06:29:37 | |
| Egr. Sig.Petacco,Le scrivo quale Presidente dell'Associazione Onlus "Battaglia di Cassino, Centro Studi e Ricerche".Siamo un gruppo di appassionati di storia, mossi solo da un puro interesse per gli eventi che sconvolsero la nostra terra sessanta anni fa. Cerchiamo di conservare la memoria dei reduci ma soprattutto dei civili che subirono le barbarie della occupazione tedesca prima e delle truppe di occupazione alleata poi, in particolare quelle francesi.Tutto le nostre esperienze vengono riportare nel sito www.dalvolturnoacassino.it.La presente per chiederLe di rivolgere il suo interesse per questa fetta di storia troppo trascurata dagli storici italiani ma che è veramente importante per capire il travaglio della nostra nazione.Noi saremmo onorati di fornirLe ogni supporto documentaristico ed ogni aiuto possibile, mettendo a disposizione le nostre ricerche. La ringrazio per l'attenzione. Avv. Roberto Molle |
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| LORIS DELLA MORA | FACCETTA NERA | 10/11/2003 16:27:17 | |
| egregio signor Petacco complimenti per il libro "Faccetta nera". Mi sembra però che Lei ha tralasciato di scrivere che molti italiani(compreso mio padre), sono andati in Africa per un semplice motivo: trovare un pezzo di pane perchè in Italia non c'era. Mi piacerebbe poi leggere qualcosa sul perchè, caduto il fascismo, siano arrivati tanti comunisti, oppositori o presunti tali. Con la mia stima. Loris Della Mora |
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| Mauro Minniti | Faccetta Nera - Minniti Tito | 06/11/2003 23:26:40 | |
| Stimato dott. Petacco, apprezzo da anni i suoi scritti e così sto facendo per l'ultimo, Faccetta Nera. In esso cita in due occasioni l'aviatorie Tito Minniti, medaglia d'oro in guerra d'Africa. Sono uno dei due pronipoti "diretti" di Tito Minniti e qualora volesse approfondire il personaggio potrei fornirLe documentazione varia, comprese lettere ed una intervista che personalmente effettuai con la sorella, zia Tita ancora nel 1981, nella quale parlava del fratello Tito, appunto. Credo che la figura di zio Tito sia particolare nell'immaginario del tempo; per l'atroce fine che fece (i giornali parlarono ripetutamente dell'accaduto)delle speranze che nutriva, come tanti, nell'esporsi come volontario di guerra. A Tito Minniti (ma poco del personaggio si conosce e si sa) sono intitolate scuole, strade e l'aeroporto di Reggio Calabria ; oggi quello militare, risultando scomodo anche quello civile (come, altresì, era un tempo...). Ci tenevo a comunicarLe quanto sopra non per vana gloria ma perchè uno storico corretto, leale e professionista come Lei forse potrebbe essere interessato ad avere nei suoi archivi materiale di questo genere. Tito Minniti, come già dicevo, fu insignito della Medaglia d'oro al volor militare; la sua (e quella di Zanoni, sottufficiale di volo che era con lui) fu una morte atroce tanto da "giustificare", come Lei afferma, l'uso di gas per ripicca contro gli abissini. Non intendo aggiungere altro. la prego solo di darmi una risposta, anche unicamente per aver letto queste righe. La ringrazio per l'attenzione e le porgo i miei sinceri, stimati, saluti. Mauro Minniti Cons. reg.le AN Trentino Alto Adige 3403723396 (pronipote diretto e secondo discendente, dopo mio fratello Adolfo, dell'aviatore Tito Minniti scomparso, poichè trucidato, a Dagabur il 26 dicembre 1935). |
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| arnaldo cattaneo | diari di edda ciano | 26/10/2003 15:36:46 | |
| Ho letto sul Resto del Carlino di domenica 18/10/2003 il dossier sui diari di Edda Ciano. Ho notato che il sig. Oliveri, durante l'intervista da Lei effettuata, afferma che la sorpresa maggiore quando Edda gli leggeva i suoi diari è stata quando racconta che il Duce aveva fatto di tutto per salvare Ciano. Però poco dopo lo stesso Oliveri conferma che i diari sono relativi al periodo che va dal 1931 al 1940, come è possibile visto che Ciano è stato arrestato nel 1943 ed ucciso nel gennaio 1944? Inoltre mi sembra quanto meno strano che dopo quasi 60 anni vengano alla luce queste rivelazioni dell'Oliveri, ma ancor più difficile da credere (come più volte evidenziato anche nell'articolo del giornale) è questa versione di un Duce assolutamente "buono" e "costretto" a fare scelte per causa di altri (in particolare Inglesi e Francesi). Su tutto ciò ho qualche perplessità ed in proposito mi piacerebbe conoscere il Suo (ma anche altri) parere spassionato in proposito. Ringraziando Le invio cordiali saluti. |
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| gardenia | ricerca di un libro stupendo | 19/10/2003 17:41:31 | |
| Gentile dr. Petacco,ho malauguratamente smarrito un Suo Libro a cui mio marito teneva moltissimo! Si tratta de "la principessa del Nord" edito nelle Scie Mondadori.Naturalmente mi sono rivolta a numerosissime librerie e bancarelle ,ma mi è stato risposto che è esaurito e che sarà impossibile trovarlo!Non voglio rassegnarmi...mi può aiutare? Grazie Gardenia Gardini |
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| Maria conosciuta percaso a Portovenere | congratulazioni | 16/10/2003 23:13:20 | |
| Non so se si ricorda di me,ci siamo conosciuti a Portavenere l'estate scorsa, mi ha indicato la strada per il castello.Grazie a quell'incontro ho avuto modo di leggere alcuni suoi libri che mi hanno affascinata al punto di leggerli tutti d'un fiato! Mi congratulo per il modo semplice e concreto con cui espone i fatti,dandomi l'impressione di essere protagonista.Spero di rivederla se verrà a Bologna. saluti Maria |
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| emanuele benassi | perplessità | 14/10/2003 15:15:08 | |
| Tempo fa parlando con lo zio novantenne di mia mamma della sua avventura di guerra in africa ho appreso di fatti e pensieri tali da sollevare in me dubbi e perplessità, infatti egli asserisce che il boicottaggio delle truppe italiane in africa era cominciato dal comando e molto prima dell'armistizio, egli afferma di essere stato testimone della sostituzione di un comandante che aveva con ingegno teso una imboscata agli aerei inglesi, nonchè lui stesso fu minacciato di morte perchè "pomposamente" si era vantato di poter abbattere un aereo nemico. Avendo purtoppo limitato tempo a disposizione le sarei grato se potesse indirizzarmi verso una obiettiva lettura di rferimento per meglio valutaree giudicare, a distanza di tempo, la situazione storica del tempo. |
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| Federico Mozzi | Piccolo chiarimento | 05/10/2003 15:12:21 | |
| Egr. dott. Petacco mi chiamo Federico, ho 14 anni e sono molto appassionato di storia soprattutto del periodo che va dal 1920 al 1945. Leggendo con molto interesse il suo libro "La nostra guerra 1940-1945" pubblicato come allegato al Giornale ho riscontrato,quando parla di Enigma e quindi di Ultra, alcune incongruenze rispetto a quello che sapevo io, avendo portato il suddetto argomento all'esame di storia di terza Media inferiore. Secondo i testi da me presi in considerazione per la mia ricerca ( I segreti della Seconda Guerra Mondiale Hobby e Work editore volume 1 pag. 76,77,78,79,80,81,82,83,84,85,96,97,98,99 e volume 2 pag. 148,149,150,151,152,153,154,155,156,157) risulta che i primi a compiere studi di una qualche efficacia contro Enigma furono i polacchi dell'BS4 (sotto la guida del maggiore Maksymilian Ciezki) con l'aiuto dei francesi guidati dal capitano Gustave Bertrand. Gli studi si protrassero da 1929 fino al 1939 quando per ovvi motivi i criptoanalisti polacchi dovettero scappare di gran lena prima in Francia e dopo il 1940 in Inghilterra. Solo allora gli Inglesi entrarono veramente in azione continuando la guerra contro Enigma. Il suo riferimento agli Americani non è sbagliato in quanto furono loro ad aiutare gli Inglesi a costruire il Colossus (il primo computer del mondo) ma è completamente fuori tempo in quanto esso venne costruito non più tardi del 1943/44 per codificare la macchina Lorence (un'altro sistema di comunicazione segreta inventato di Tedeschi) fino ad allora infatti si usarono per lo più alcuni analizzatori elettromagnetici detti in gergo "Bombe". Le sarei immensamente grato se nonostante i suoi innumerevoli impegni riuscisse a trovare il tempo di rispondermi al mio indirizzo e-mail. Cordiali saluti Federico Mozzi |
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| Mirco Carrattieri | divulgazione della storia | 01/10/2003 18:39:23 | |
| Egr. Dot. Petacco, sono un dottorando in Storia dell'Università di Bologna e vorrei realizzare un'inchiesta sulla divulgazione storica. In quest'ambito la sua presenza è indispensabile quindi mi chiedevo se fosse disponibile ad incontrarmi. La ringrazio anticipatamente per qualunque indicazione. Mirco Carrattieri 0522-558548 |
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| Alberto Biagini | L'Azzurrissima Arma? | 09/09/2003 10:57:01 | |
| Sono un ragazzo di 23 anni appassionato da circa 15 anni dalla storia della Seconda Guerra Mondiale. Devo dire che dei numerosi testi che ho letto, incominciando con la storia a fumeti di Biagi a otto anni, non sono mai riuscito a trovare un autore con la sua lucida e oggettiva visione della storia, che è storicamente scritta da chi le guerre le ha vinte. Con questo certo non voglio dire che lei sia di parte, ma solo che lei è un grande storico: nei suoi libri ha detto come gli italiani in molte situazioni siano stati troppo "faciloni", ma non ha mai risparmiato elogi per tutti quei ragazzi che "..male armati e peggio comandati.." (Generale E. Rommel) sono morti sul campo dell'onore per la Patria!. Le volevo chiedere se ha intenzione, o magari è già in procinto, di scrivere un'opera "sull'azzurrissima arma", qualcosa di analogo a quello che ha fatto per la marina nel suo libro sulle bataglie navali nel medierraneo; perchè ho notato come nei suoi libri i cenni sull'Aereonautica siano sempre piutosto scarni e riservati a qualche rapido appunto. La mia domanda è dettata dal fatto che sono figlio di un Colonnello Pilota dell'Aereonautica, è che il fratello di mio nonno è caduto sul cielo di Malta a bordo del bombardiere che pilotava! Porgendole i miei saluti spero di poter leggere in un prossimo futuro un suo libro Sull'Azzurrissima Arma. |
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| Luigi MANFREDI | Caduti italiani - Cimitero inglese di Bayeux (Caen) | 28/08/2003 12:11:59 | |
| Gentile Sig. Petacco, appena tornato dalla Normandia, ho scoperto che esistono 2 italiani sepolti nel cimitero inglese di BAYEUX vicino a CAEN. I suddetti si chiamano COSIMO TRIMARCHI (la data di decesso è il 29.4.1945, e SALVATORE PANDOLFI , 2.7.1945. Sulle lapidi viene indicato "Esercito Italiano". Oltre al fatto che sono deceduti successivamente alla conclusione della guerra, può cortesemente darmi qualche indicazione sul fatto che qualche italiano (come appartenente ai corpi militari intendo) abbia comabattutto o sia caduto in quelle zone. Mi permetto di segnalare il cimitero tedesco di LA COMBE, molto bello nella sua semplicità. Grazie ancora Luigi MANFREDI |
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| Umberto Muoio | Vita intrepida di Ettore Muti | 19/08/2003 15:57:10 | |
| Le scrivo dopo aver letto "ammazzate quel fascista" è per me la prima volta che leggo una delle sue opere e sono rimasto piacevolmente sorpreso in particolare, per la semplicità in cui tratta argomentti non sempre facili da esporre. Sicuramente è il primo dei suoi libri che leggo ma, non sarà certamente l'ultimo. Grazie. |
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| Tom Lozar | la "vostra" guerra | 04/08/2003 21:23:34 | |
| Che delusione per me il suo libro La Nostra Guerra. Studente della lingua italiana, sto alla pagina 289 nel questo libro interessantissimo, ma tanto ovviamente italiano. Per esempio:si scrive (236)della rappresaglia che "I tedeschi...applicarono in larghissima misura". Ma dov'e la storia dei crimini italiani in, per esempio, Slovenia, del ricatto della rappresaglia della parte degli Italiani. Reder e stato almeno processato. Ma tanti criminali di guerra italiani non erano mai processati. Aveva anche l'Italia bisogno di un Norimbergo. Dove nel suo libro si parla dei campi di sterminio italiani. Per esempio, Rab (Arbe), dove sono morti 5000. Prego, conosco gia la bugia che erano soltanto campi di concentramento. Una mia zia era in Gonars, e sopravissuta per caso. E dove, per esempio, si parla dei crimini di Badoglio in Africa? Roatta in Jugoslavia? Sembra per lei peggio il bombardamento di Roma. Ha trovato tanti eroi italiani, ma dove sono, e cosi chiamati, i criminali italiani? Pero...il suo libro e stato per me, questo estate a Venezia, una ottima lezione sulla lingua italiana e sull'italianita. |
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| Fabrizio Ballarini | Ringraziamenti | 03/08/2003 18:59:53 | |
| Egregio dottor Petacco, colgo l'occasione per esprimerle i miei più sentiti ringraziamenti, poichè lei a mio parere rappresenta uno dei migliori modelli di storico contemporaneo. Ho letto buona parte dei suoi saggi riguardanti la seconda guerra mondiale e il fascismo e li ho trovati di una chiarezza e obbiettività unica! Apprezzati in modo particolare l'armata nel deserto e l'armata scomparsa anche perchè la prima narra anche alcune vicende che hanno coinvolto la mia famiglia! Cordiali saluti. |
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| Sandro Crestani | guerra 1940 - 1945 | 30/07/2003 12:13:36 | |
| Appassionato da qualche anno ai fatti connessi con i due conflitti mondiali, ho incominciato a leggere il primo (per me) dei suoi libri (La nostra guerra 1940-1945) che ho scovato in una biblioteca pubblica. Me lo sto "gustando" poco a poco, temendo il momento in cui, purtroppo, finirà! Lo trovo interessantissimo (come del resto i suoi programmi televisivi che sono riuscito a vedere) e mi sono già procurato, scovandoli su internet, tutti i titoli sull'argomento che Lei ha curato. Spero di trovarli tutti, in ogni caso vorrei ringraziarLa per l'interesse che suscita in me quello che Lei ha scritto. Convengo con lei che Portovenere è il posto più bello del mondo, per cui sarà difficile riuscire a "schiodarLa": mi chiedo se potrò mai avere il piacere di conoscerla in qualche convegno/presentazione e in che modo potrei conoscere per tempo tali eventualità. Non riesco a trovare le parole per esprimerLe l'ammirazione per il Suo lavoro. Con viva cordialità |
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| MAURI DAVIDE | Paolo Borsellino | 09/07/2003 17:39:03 | |
| Egregio Dott. Petacco, la ringrazio per quello che fa tutti i giorni per elevare il livello culturale della nostra Nazione e di ciò un giorno qualcuno dovrà trarre il dado. Ho 21 anni frequento la facoltà di Scienze Politiche e se non ci fossero i suoi libri sarei costretto a leggere la storia con la lente distorta di qualcuno che ha abiurato il concetto stesso della verità. Ho letto molti dei suoi libri e ho trovato straordinario il libro su Cesare Mori. Le chiedo se un giorno non possa pensare di scrivere un libro su Paolo Borsellino perché l'oblio é sempre dietro la porta e quest'uomo meriterebbe solamente una grande mente come lei per tramandare ai giovani l'amore per le proprie idee. Con amicizia e stima.Mauri Davide |
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| Paolo Gatti | memorie del terzo reich | 03/07/2003 22:06:32 | |
| Egregio Signor Petacco le scrivo questa mail per chiederle un parere sul libro "Memorie del terzo reich" di Albert Speer. Ho letto che alcuni storici ritengono questo libro non attendibile in quanto "pesantemente corretto e rivisto" da persone diverse dall'autore. Lei cosa ne pensa? La ringrazio anticipatamente per la sua disponibilità e le faccio i miei più vivi complimenti per la sua importante opera. |
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| arrigo petacco "l' armata nel deserto" | note varie | 04/06/2003 21:11:15 | |
| egregio sig. Petacco, al termine della lettura del suo libro " l' armata nel deserto" sorge spontanea la domanda: visti gli atti d' eroismo degli Italiani, il genio,(?), di Rommel, come abbiamo fatto a perdere la battaglia di El Alamein, visti gli errori degli Inglesi e la sprovvedutezza, a suo dire, degli Americani? Caro Petacco, il Fascismo e Mussolini fecero del mito dell' Antica Roma uno dei pilastri della politica di quegli anni ma si commise un grave errore: Roma cadde grazie ai germani, popoli di barbari e la storia dimostra che ogni volta che l' Italia si e' alleata con i Tedeschi per noi sono stati soltanto che guai. l' alleanza di Mussolini con Hitler fu un grave errore. Ho letto e conservo gelosamente tutti i suoi libri e articoli sul Fascismo da cui si evince chiaramente che quello che in Europa era tragedia in Italia era commedia. Devotamente suo Enea Cisbani |
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| benedetta | gim dagli occhi verdi | 04/06/2003 17:08:49 | |
| sa, volevo ringraziarla xkè senza di lei ettore muti sarebbe rimasto semi sconosciuto..lo porto alla maturità penso di aver fatto un buon lavoro, lui assomigliava al mio nonno romagnolo anche lui e suo amico, conosciutisi in Spagna. spero che possa piacere alla mia commissione la figura di Gim quanto è piaciuta a me e volevo porgerle i miei più sentiti complimenti salve |
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| Christian Ecore | Ringraziamenti | 25/05/2003 18:59:54 | |
| Gentilissimo Dott. Arrigo Petacco, Mi permetta di ringraziarLa le Opere che, fino ad oggi, ha redatto. Sono un appassionato di storia, e trovo i Suoi volumi molto interessanti, piacevoli e facili da leggere. Cordialmente Ecore Christian |
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| bruno | complimenti | 23/05/2003 17:26:40 | |
| Illustrissimo Petacco,le faccio innanzitutto i complimenti per i suoi libri.Sono un ragazzo di sedici anni di Destra e le ho scritto per rispondere alla lettera inviatale dal signor Attila che la accusa di faziosità.Da parte mia dico che trovo che questa accusa sia priva di ogni fondamento e se fossi in lei mi sentirei indignato.Se è pur vero che non risparmia accuse a certi movimenti politici,sa anche tesserne le loda(ad esempio il fascismo)ed il suo modo di scrivere non ha niente che assomigli a una "scrittura" di parte comunista,lo dice uno che ha avuto come parente un eroe della div. Ariete e che al ritorno daLLA prigionia gli sputarono in faccia perchè fascista e entrambi i nonni che sfuggirono per caso alla "giustizia"sommaria dei partigiani comunisti. |
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| Vittorio Vessio | 2°guerra mondiale | 17/05/2003 19:21:27 | |
| Preg.Dott.Petacco,mi rivolgo a lei che sò profondo studioso della 2°guerra mondiale. Gradirei avere le fonti dalle quali risulti in modo dettagliato l'eleco delle forniture belliche e non che gli U.S.A.diedero all'URSS duramte l'ultima guerra mondiale. La ringrazio anticipatamente e mi scuso per il disturbo |
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| Massimo Neri | truppe italiane in Yugoslavia 1942 - 1943 | 08/05/2003 19:50:12 | |
| Sono un appassionato di storia italiana ed un suo buon lettore. Ultimamente sto leggendo "L'Esodo", in cui Lei narra le vicende degli Italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia. A pag. 47 Lei cita il Gen. Pirzio Biroli, allora Comandante in Montenegro, riguardo al trattamento riservato dai "ribelli" ai militi della 108° Legione MVSN. Il fatto mi ha colpito, in quanto mio nonno, appartenente al 102° Btg della 108° Legione in questione è stato in Croazia dall'Aprile 1942 al settembre 1943, quando venne rimpatriato dall'isola di Lagosta. Visto le poche notizie in mio possesso sono state desunte dal suo scarno foglio matricolare, in quanto esso è morto ormai da più di 40 anni, mi potrebbe aiutare ad avere notizie su quelle truppe ed in quei tristi giorni? Dove potrei trovare fonti e testi attendibili? Ormai è passato tanto tempo da quei momenti terribili, ma la necessità di una esaustiva ricerca storica è davvero molto sentita nella mia famiglia. Grazie Massimo Neri |
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| Antonio TROTTA | materiale fotografico | 02/04/2003 12:23:36 | |
| informatissimo Sig. PETACCO, mi rivolgo a lei per una richiesta singolare. L'altro giorno mi ha telefonato un mio amico scenografo che è alla ricerca di materiale fotografico relativo alla seconda guerra mondiale. In realtà la ricerca è molto più difficile di quello che sembra, infatti, essa si restringe ad una foto che ritragga uno dei cartelli, scritti in inglese, che le truppe alleate affigevano nelle città per mettere in guardia i propri militari dai possibili pericoli in cui potevano incorrere. Il "warning" in questione è quello in cui era scritto che Napoli era una città di ladri. La richiesta è stata fatta a me semplicemente perchè sono napoletano. Mi sono subito attivato tentando più strade, tutte infruttuose per ora. Ho provato, stupidamente, presso qualche emeroteca, dimentico del fatto che in quel periodo i giornali erano molto scarni e privi di documentazione fotografica. Mi sono poi rivolto a banche di immagini attive su tutto il territorio nazionale, ma nulla anche su quel fronte. Ho allora pensato a Lei ed allla sua incommensurabile conoscenza relativa ai fatti della nostra storia. Spero di aver, finalmente, trovato lo sbocco di questo tunnel nel quale sono andato, mio malgrado, ad infilarmi. Restando in attesa di un Suo riscontro, colgo l'occasione per manifestarLe la mia ammirazione, nonchè per porgerLe i miei più cordiali saluti. Antonio |
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| gebbani rubens | storia dell'esodo,foibe nell'istria e dalmazia | 31/03/2003 22:40:22 | |
| Carissimo dott.Petacco,ho bisogno urgente dimettermi in contatto con Lei per fissare una data di un possibile dibattito pubblico sull'argomento aMarghera Venezia,dove esiste una forte presenza di istriano dalmati, esuli, e di molti parenti che vorrebbero conoscere la storia ed i fatti come dal suo libro che ho trovato molto credibile (sono un raccoglitore delle tesi verbali dei luoghi citati. Aspettouna sua attesissima e mail. Cordiali saluti. Rubens Gebbani tel oreserali 041.5380253 fax 041.5388134 cell. 339.6354278 |
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| emanuele benassi | guerra in africa | 31/03/2003 12:13:09 | |
| scrivo perchè mi piacerebbe capire, sapere, considerare e poter obiettivamente valutare i fatti storici riferiti da uno zio ancora vivente che combatte in africa, nei suoi racconti egli denuncia un clima di sabotaggio a favore degli inglesi già molto prima dell'armistizio, con destituzione e sparizione di un comandante che aveva organizzato una vincente imboscata agli inglesi di minacce da lui subite se avesse abbattuto un aereo inglese che lui da "grezzo" ex contadino si sarebbe vantato di poter effettuare. grazie |
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| Marco Riccomini | Gaetano Bresci Fumetto | 24/03/2003 17:53:19 | |
| Egr. Arrigo Petacco, sto cercando di mettermi in contatto urgentemente con Lei per un suo gradito intervento sulla storia a fumetti intolatata "Gaetano Bresci: un tessitore anarchico", che è in corso di ultimazione e di prossima pubblicazione. Come primo biografo del Bresci spero Le interessi sapere che il fumetto sul Bresci verrà pubblicato e che anche Lei è stato inserito come personaggio della storia. Il fumetto ha per cornice Prato ed ha come narratore "fuori campo" Curzio Malaparte (conterraneo del Bresci). La storia (circa 25 tavole) si dipana tra Prato, Pantelleria, Paterson,Monza, S. Stefano e vede l'intervento di personaggi come Corto Maltese, Ken Parker e Mister No, nonchè alcuni incontri con altri pratesi come Filippo Mazzei e Armando Meoni. I disegni sono di Fabio Santin. Vorrei inviarLe una copia della storia con la sceneggiatura, in modo che possa valutare come e se intervenire nei contributi in prefazione della pubblicazione. Attendo una Sua risposta quanto prima. La ringrazio moltissimo. Marco Riccomini |
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| Nicola Bigi | Richiesta informazioni | 23/03/2003 19:41:18 | |
| Mi chiamo Bigi Nicola, sto per pubblicare (solo a livello "familiare") un libro in cui ho raccolto le lettere ai familiari di mio nonno Elvo, combattente sul fronte russo (Divisione Pasubio, 80º Rgt. Fanteria, Compagnia mortai da 81) e prigioniero di guerra a Norimberga e Regensburg. Sto cercando informazioni sulle operazioni della Divisone Pasubio. Dove posso trovarle? Libreria? Internet? Grazie per l'attenzione |
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| Attila | Storia & Scuola | 19/03/2003 12:23:12 | |
| Signor Petacco ,vorrei rammentarle un aspetto non del tutto compreso fin'ora: la storia raccontata nelle scuole negli ultimi 50 anni è un falso! Falso è il comportamento di voi giornalisti,falso è il resoconto dei professori,falso è tutto un contesto che in definitiva ha solamente rafforzato il COMUNISMO. Del comunismo si è sempre giustificato l'aspetto filosofico,il fine,la voglia di eguaglianaza e pace,peraltro mai realizzato tutto questo..... Dovreste vergognarvi tutti,complici di un sistema che ha inserito tra i "buoni" assassini di milioni di innocenti ,accusati d'essere "nemici del popolo",una frase peraltro molto astuta che significa nulla! Complimenti Petacco ,a lei e a tutta la marea di giornalisti e storici pagati dal regime,complimenti x la sua audacia nel saper trasformare la storia in una partita di calcio a senso unico. |
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| Simone Basili | David Lazzaretti | 14/03/2003 18:05:48 | |
| Caro Petacco, mio padre (Dino Basili) mi ha detto di conoscerla bene, ma non sò se le ha mai raccontato che mia nonna materna Silvia Lazzaretti (93 anni), è l'ultima diretta discendente di David Lazzaretti, difatti Pasquale Lazzaretti, fratello di David era suo nonno. Avrei piacere di vederla visto il suo secondo libro, appena uscito, per raccontarle diversi episodi e magari presentarle mia nonna ancora perfettamente lucida. Se mi può dire dove posso contattarla lo farò appena possibile. Un cordiale saluto e a presto |
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| Rita Recchia | Filomena Luciani D'Amico | 12/03/2003 15:53:10 | |
| GENT.SSIMO SIG.RE PETACCO, MI CHIAMO RITA RECCHIA E STO PREPARANDO LA MIA TESI DI LAUREA SULLE ATTIVITA' DEL CAF (CORPO AUSILIARIO FEMMINILE). TRAMITE L'AVV.GIORGIO LUCIANI, MARITO DELLA SIG.RA FILOMENA LUCIANI D'AMICO, ISPETTRICE GENERALE DEL CAF, HO SAPUTO CHE, CIRCA SEI O SETTE ANNI FA, LA SIG.RA D'AMICO E'INTERVENUTA IN UNA TRASMISSIONE CONDOTTA DA LEI SULLA RAI:SAREBBE POSSIBILE, IN QUALCHE MODO, VISIONARE LA REGISTRAZIONE IN QUESTIONE? LA RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE PER IL SUO PREZIOSO AIUTO E PER LA CORTESE ATTENZIONE. RITA RECCHIA. |
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| daniele ceccarelli | ricerca libri | 26/02/2003 11:12:17 | |
| buongiorno, sono un ragazzo di Lerici, ho letto il suo libro della collana bibblioteca storica allegato al giornale relativo all'archivio segreto di mussolini. mi è piaciuto molto il modo in cui sono stati esposti i fatti e il carattere senza censura che ha utilizzato, senza badare a fare commenti ma esponendo ciò che è successo lasciando al lettore il proprio commento. mi saprebbe indicare una libreria a spezia che sia fornita dei suoi libri. ho anche letto un libro di pisanò intitolato gli ultimi cinque secondi di mussolini, che parlava di ciò che per decenni non è stato permesso di parlare o di scrivere. saprebbe indicarmi qualche libro, suo o di qualche suo collega, che parli di fatti successi in italia nell'ultimo secolo che dica la verità di ciò che è successo senza censura da parte dei vincitori. sono un ragazzo di trent'anni che ha fame di storia vera. ho una voglia matta di farmi un'opinione personale di ciò che è successo veramente. non mi piace mettere la testa sotto la sabbia e aderire alle idee per interesse o per conformità o per legge di partito. la ringrazio molto e buon lavoro daniele ceccarelli |
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| arthur bertol | nuovo libro | 15/02/2003 15:30:37 | |
| Estimatissimo Arrigo Petacco, sono uno studente che frequenta la terza classe dell'I.T.I.S. Alessandro Rossi di Vicenza. Mi permetto di scriverLe questo mio breve messaggio per invitarLa a scrivere un libro sulla X FLOTTIGLIA MAS dalla sua fondazione fino al suo scioglimento avvenuto 1945, o, sulla vita e la misteriosa morte del suo Comandante Junio Valerio Borghese. Il motivo che mi spinge a scriverLe è, in primo luogo perchè ho letto tutti i suoi libri finora pubblicati e in mio possesso, in secondo luogo, perchè le nuove generazioni (come la mia) hanno bisogno di storici come Lei. La saluto. |
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| Giampaolo Fratini | il "ventennio" e la seconda guerra mondiale | 11/02/2003 18:01:58 | |
| Caro Petacco,la seguo con ammirazione e stima da parecchio,da buon medico quale sono,ho maturato negli anni una passione per la storia praticamente inesauribile,che mi porta ad interessarmi a tutti quei famosi "buchi neri",di cui la Storia ufficiale è piena.Dopo aver martellato a lungo la storia di Bisanzio,mi sono nuovamente messo alla lettura del fascismo e del nostro conflitto,galvanizzato da alcune sue opere e anche di altri illustri suoi colleghi.Questo mi ha permesso di scoprire delle situazioni completamente nuove e delle rivisitazioni sorprendenti che stanno mettendo in seria difficoltà la storiografia ufficiale.Mi riferisco a diverse cose:Ettore Muti è stato per l'Italia di quegli anni un eroe leggendario,il soldato più decorato,un uomo capace di partire da Rodi per bombardare raffinerie inglesi nel Golfo Persico,senza scalo!incredibile,lo copieranno gli americani con il bombardamento di Tokyo;ma perchè non un accenno?.La lettura del codice Enigma da parte degli inglesi ha costretto la nostra Supermarina a spararsi addosso,quando le colpe erano altrove!!!e ancora,le nostre truppe,è vero,spesso non ben equipaggiate e ancora più spesso male impiegate,però hanno combattuto per diversi anni riportando notevoli successi sia in Nordafrica che in Russia,e anche i nostri comandanti,non sempre sono stati all'altezza,ma abbiamo avuto ottimi ufficiali in tutti i reparti.Le truppe alpine hanno scolpito pagine indimenticabili di gloria,così come i carristi,i bersaglieri,i parà della folgore,gli equipaggi dei caccia,dei bombardieri,dei sommergibili,delle navi di superficie e dei famosi maiali,per arrivare ai soldati italiani di Cefalonia.Insomma voglio dire che grazie a lei,si stà scardinando un certo modo di aver "voluto"vedere la storia recente in "un certo modo".Possiamo sbrigativamente dire che "abbiamo perso"ma non sono d'accordo,possiamo dire che politicamente abbiamo perso,abbiamo cercato politicamente di tirarci fuori da un conflitto,come se fosse una partita di carte,ma non era possibile ed abbiamo complicato le cose con una quasi guerra civile! abbiamo riportato delle sconfitte militari fino ad un certo punto,in Russia abbiamo fatto più di quello che umanamente si sarebbe potuto,di più era impossibile,anzi abbiamo fatto l'impossibile.Invece se ne parla solo per la ritirata,così come ad El Alamein,dove il nostro impegno è stato eroico,ma tutti questi teatri di guerra sono arrivati dopo nostre grandi vittorie,che non vengono mai menzionate,mi sembra però che,grazie anche a lei ed al suo interesse per ficcare il naso nei buchi neri,questo modo di vedere il nostro recente passato si stia modificando,per ridare finalmente dignità ai nostri caduti,ragazzi italiani di appena vent'anni,scomparsi in tanti fronti,contro mezzo mondo e mai troppo ricordati.Comunque Petacco continui Lei ad aprire nuovi fronti letterari,magari pensando ad un unico testo che riassumi la nostra storia militare con una revisione lucida e tagliente e che passi rombando come un tuono attraverso la scialba storia ufficiale,così come l'ultimo assalto del Savoia Cavalleria ad Ibuseski.Non siamo un paese di guerrafondai,siamo per la Pace e la Civiltà,ma non siamo così pezzenti come ci hanno voluto far credere,abbiamo il nostro Orgoglio ed il nostro senzo di Patria,indipendentemente dalla politica,però ridiamo Orgoglio ai nostri soldati e ringraziamo il Nostro Presidente Ciampi per la Sua Italianità. Grazie per lo spazio,e se magari mi leggerà,grazie per la pazienza,io comunque l'aspetto al varco. Con vera simpatia Giampaolo Fratini |
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| Brescia Maurizio | un prezioso consiglio | 01/02/2003 00:38:54 | |
| Illustre Dottor Petacco, chi Le scrive è un giovane studente di Giurisprudenza,suo grande ammiratore, grato alla Sua Opera di profondo conoscitore di un secolo tra i piu'scuri, affascinanti e misteriosi della storia dell'uomo moderno.Mi permetto di scriverLe nella speranza ed al contempo nella convinzione di poter da Lei ricevere consigli preziosi circa la tesi di laurea che mi appresto a preparare ,dal titolo "PREROGATIVE REGIE NELLO STATUTO ALBERTINO" .Chiari sono i richiami alle odierne problematiche circa la divisione dei poteri ed il ruolo del Presidente Della Repubblica quale garante di un equilibrio che sembra a volte vacillare sotto i colpi di una politica a mio modestissimo perere, poco rispettosa di un assetto frutto di un faticoso quanto tortuoso evolversi del Diritto,tra le poche ma importanti aperture concesse dallo Statuto del 1848 e la Costituzione Repubblicana.I Suoi consigli Bibligrafici e i Suoi pareri di storico stimato ,se riterrà di dedicare qualche minuto del Suo tempo a questa mia ,certamente saranno un privilegio che non mancherò di far fruttare. Le porgo Distinti Saluti,ringraziandoLa del tempo da Lei concessomi. Distinti Saluti,Maurizio Brescia Egregio Dottor Augias, in qualità di autore di un saggio-inchiesta sull'assassinio di JFK svolto in Italia e in USA, il primo libro italiano interamente dedicato a questo argomento, sarei lieto di contattarLa per una possibile collaborazione al Suo ottimo programma "Enigma" su questo argomento e per avere il piacere, se lo desidera, di consegnarLe personalmente una copia del mio libro. Resto in attesa di un Suo cortese riscontro e La saluto cordialmente. Diego Verdegiglio Da: Diego Verdegiglio, ViaRomei 27 – 00136 Roma, tel. 06-39728489; 334-3595873; dv52@libero.it ***************************** Il falso mistero sull'uccisione di John Kennedy 22 novembre 1963-22 novembre 1998. Trentacinque anni dopo la risposta italiana all'enigma del XX secolo: "Ecco chi ha ucciso John Kennedy". Un libro destinato a fare scalpore. Per la prima volta un ricercatore italiano, Diego Verdegiglio, condensa nelle seicento pagine di un suo saggio interamente dedicato a questo caso, "Ecco chi ha ucciso John Kennedy", tutte le inchieste ufficiali e private finora realizzate sul "delitto del XX secolo". Il volume, presentato al Salone del Libro di Torino e da Massimo Teodori ed Erich B. Kusch alla Stampa Estera di Roma, è clamoroso ogni oltre previsione. L'autore, supportato da un'enorme mole di documenti, ha impiegato tre anni di ricerche negli Stati Uniti e in Italia per ritrovare il bandolo di una matassa intricata da decenni di indagini e investigazioni spesso fantasiose e del tutto prive di credibilità, ma dal forte impatto sull'opinione pubblica. Verdegiglio (che nel 1997 ha incontrato a Boston il senatore Ted Kennedy) non si è accontentato di scavare nella miriade di carte prodotte da cinque commissioni ufficiali, ma ha voluto sperimentare di persona l'angolo di mira dalla famosa finestra del Texas School Book Depository a Dallas, ha compiuto per intero il percorso in auto del corteo presidenziale, ha fatto sopralluoghi al Parkland Hospital e alla Centrale di polizia di Dallas, al Bethesda Naval Hospital del Maryland, a Hyannis Port (residenza dei Kennedy sulla costa atlantica), a Boston, a New Orleans, a Las Vegas, a Miami. Grazie alla collaborazione del dottor Martino Farneti, direttore della Sezione Balistica della Polizia Scientifica-Criminalpol di Roma, ha potuto personalmente sparare in sette secondi su tre bersagli con un'arma del tipo di quella impiegata a Dallas. Ha inoltre intervistato noti periti balistici quali Marco Morin, Francesco Compagnini, Ugo Potortì, Romano Schiavi e Antonio Ugolini (questi ultimi due consultati anche nel corso delle indagini sul delitto Marta Russo all'Università di Roma); famosi medici legali come Angelo Fiori, Silvio Merli, Giancarlo Umani Ronchi, Antonio Fornari, Pierluigi Baima Bollone e Ugo di Tondo per chiedere pareri sulle ferite e sull'autopsia del Presidente; celebri criminologi come Francesco Bruno, Vincenzo Mastronardi, Carlo Semerari, Aldo Carotenuto. Il suo scrupolo si è spinto al punto da chiedere opinioni a un chimico nucleare dell'ENEA, il dottor Antioco Franco Sedda, per verificare le analisi di attivazione neutronica sui resti dei proiettili recuperati a Dallas, e al dottor Pier Giorgio Natali, oncologo del "Regina Elena" di Roma, sulla leggenda che l'assassino di Oswald, Jack Ruby, sia stato ucciso in carcere con iniezioni di cellule tumorali. Questa premessa era necessaria affinché l'opera di Verdegiglio non fosse confusa con una delle tante fantasiose ricostruzioni che negli ultimi decenni sono state pubblicate sull'argomento: non a torto Furio Colombo ha scritto sulla "Repubblica" che l'autore "ha dimostrato in seicento pagine... che la storia del delitto di Dallas comincia e finisce nello stesso luogo e nello stesso istante". E' infatti con un continuo e inconfutabile riscontro di prove che Verdegiglio dimostra l'assurdità e l'infondatezza degli argomenti, ormai divenuti leggende metropolitane, che più di altri hanno affascinato il pubblico: il proiettile a zig-zag, il secondo attentatore dalla collinetta, la testa del Presidente spinta indietro da un colpo anteriore, il cervello scomparso dopo la falsa autopsia, i testimoni eliminati durante le indagini, la strana uccisione di Oswald da parte di Jack Ruby; i sospetti su Mafia, CIA, Johnson, FBI, Castro e chi più ne ha più ne metta. Verdegiglio riporta alle reali dimensioni, del tutto deludenti per un pubblico abituato ormai alle gratificanti "menzogne criminali" di Jim Garrison, di Mark Lane o di Oliver Stone, un fatto sì straordinariamente complesso e pervaso da sconcertanti coincidenze, ma completamente privo di quella grandiosa costruzione dietrologico-cospirativa che la nostra logica vorrebbe legare in ogni caso all'assassinio di un grande personaggio come il Presidente americano. La mitologia della congiura nata dopo il delitto di Dallas trova in questo libro una demolizione puntigliosa, suffragata da settecento note ognuna delle quali costituisce di per sé un vasto repertorio bibliografico: lo stile ironico dell'autore smonta una ad una le tesi più assurde e nello stesso tempo più accreditate dalla stampa meno seria, sia negli Stati Uniti che in Italia. "Mi sono accorto - dice Verdegiglio - che la gente rimane incredula e scontenta di fronte al fatto che non sia mai venuta fuori la minima prova di un complotto. Non c'è peggior incredulo di chi si nutre di pregiudizi: lo so perché per oltre vent'anni anch'io sono stato un ferreo complottista... Noi non accettiamo che il Caso abbia un ruolo non solo nella nostra esistenza, ma anche in quella di personaggi importanti come JFK". Il primo capitolo è dedicato ad una minuziosa cronologia della vita e della presidenza di John Kennedy. Il secondo esamina il costante "senso di morte incombente" che accompagnò il Presidente fino alle sue ultime ore. Quella fatidica mattina del 22 novembre 1963 disse a sua moglie Jacqueline: "Ieri sera avrebbero potuto benissimo spararmi mentre ero in mezzo alla folla... L'attentatore avrebbe potuto facilmente dileguarsi". I presagi di morte violenta furono innumerevoli nella vita di JFK, ma egli, con grande fatalismo, non se ne curava molto. Le minacce alla sua incolumità e i tentativi di assassinio furono centinaia fin dalla sua candidatura alla presidenza nel 1960. La protezione totale del Capo di un Paese democratico, che trae dal contatto diretto con la gente il supporto al suo potere, è di fatto impossibile. Agli uomini del Servizio Segreto, durante quel tragico viaggio in Texas, fu espressamente proibito da Kennedy di circondarlo salendo sui predellini della vettura presidenziale. Altra coincidenza assurda: dopo una mattinata piovosa, l'arrivo a Dallas di JFK fu accolto dal sole, privando così l'auto da parata dello spesso tettuccio trasparente in plastica rigida antipioggia ed esponendo gli occupanti della limousine ai colpi dell'assassino. L'ultimo paragrafo del capitolo è la cronaca drammaticamente avvincente di quella giornata, scritta sulla base di quanto narrano William Manchester e Jim Bishop. Già da sola quella concatenazione di eventi e di situazioni spesso paradossali è una sorpresa per il lettore, non c'è nessun bisogno di aggiungere fantasiosi sospetti cospirativi per cogliere la grandiosa e tragica dimensione di una data che nessuno, fra quelli che l'hanno vissuta, potrà dimenticare. Il terzo capitolo riguarda le inchieste della Commissione Warren (1964) e dell'HSCA (1978-79), nonché lo spazio dato dalla stampa alle ardite e surreali ipotesi di congiura elaborate da Mark Lane, che l'autore ha incontrato nel 1992, e da un messianico procuratore distrettuale di New Orleans, Jim Garrison. Verdegiglio non manca di sottolineare la straordinaria somiglianza tra il processo intentato da Garrison contro Clay Shaw, il supposto "cervello" della cospirazione contro Kennedy, e il processo ad Enzo Tortora in Italia. In tutt'e due i casi gli incriminati furono assolti, ma morirono di cancro qualche anno dopo. Nonostante ciò, il folle procuratore di New Orleans fu interpretato come eroe positivo sullo schermo da un affascinante Kevin Costner nel film "JFK" di Oliver Stone, al quale l'autore italiano dedica il quarto capitolo della sua opera per dimostrarne la malafede, il pregiudizio, la mancanza totale di scrupoli verso la prevedibile credulità del grande pubblico. Stone, che Verdegiglio ha incontrato nell'estate del 2001, è definito un "criminale della Storia": il suo film, cinematograficamente ineccepibile, è descritto come un insulto alla verità, all'onestà, alla morale. La sua tesi che il Pentagono e la CIA abbiano ucciso Kennedy perché intendeva ritirare le truppe dal Vietnam sarebbe completamente priva di fondamento. Verdegiglio, in base ai numerosi documenti citati, dimostra infatti che nella politica di Kennedy sul Vietnam (compreso l'aumento dei militari americani nel Sudest asiatico e il suo tacito assenso all'assassinio del Presidente sudvietnamita Diem) vi erano tutti i presupposti per un incremento del conflitto anticomunista: l'idea kennedyana di ritirarsi dal Vietnam solo nel 1965 era secondo l'Autore il classico "conto senza l'oste". Kennedy si sarebbe trovato invischiato in Asia esattamente come successe in seguito a Lyndon Johnson. Del resto, i vari Bundy e McNamara furono i consiglieri di entrambi i Presidenti. Il quinto capitolo Verdegiglio lo dedica interamente a quella che definisce "la fabbrica delle menzogne", ossia la manipolazione dell'informazione giornalistica. Accanto ai molti esempi di falsità e distorsioni sul caso Kennedy, egli stesso costruisce a mo' di esempio un gustoso falso scoop, basato tuttavia su fonti ineccepibili, dal titolo "La CIA ha ucciso papa Giovanni XXIII!". Il sesto capitolo, certamente destinato a suscitare aspre polemiche, demolisce pagina per pagina le inchieste svolte da uno dei giornalisti italiani che in questi anni si sono maggiormente occupati del delitto di Dallas: Gianni Bisiach. Verdegiglio è il primo autore a "fare le pulci" al noto giornalista radiotelevisivo e ne segnala inesattezze, omissioni, contraddizioni, false ricostruzioni. L'ultimo capitolo è un'analisi riassuntiva delle sue ricerche e delle sue conclusioni: Oswald ha agito di sua iniziativa ed è lui l'unico assassino di Kennedy. Non c'è stato complotto, se si intende con tale termine la volontà organizzata e finalizzata all'attentato di un gruppo di persone ostili al Presidente. Verdegiglio ammette invece che Oswald, psicopatico votato a un gesto criminale di autoaffermazione, possa essere stato influenzato dai suoi contatti a Dallas e a New Orleans con gli anticastristi appoggiati dalla CIA e dai petrolieri, i quali potevano aver avuto sentore delle intenzioni del giovane ex-marine di compiere un gesto clamoroso. Giovava forse ad essi un Presidente come Johnson piuttosto che Kennedy? I fatti successivi dimostrarono che, se così fossero andate le cose, puntare su Johnson sarebbe stato un errore: il nuovo Presidente non solo non invase Cuba, ma congelò completamente la "questione Castro". Lo studio dei movimenti e delle intenzioni del cinquantaduenne Jack Ruby, che uccise Oswald nella bolgia della Centrale di polizia di Dallas due giorni dopo la cattura, non ha rivelato a Verdegiglio, anche qui, altro che una psicopatia latente scatenata dall'attentato, l'azione di un folle (yankee di Chicago, Ebreo, scapolo in odore di omosessualità e tenutario di locali di strip-tease nella Dallas molto razzista e puritana del 1963) in cerca di un gesto eroico da giustiziere, di un impossibile riscatto sociale, forse influenzato dai dialoghi avuti in quei due giorni con i suoi amici della Polizia di Dallas. L'autore cita spesso lo scrittore americano Don De Lillo, che con rara potenza narrativa ha tratteggiato nel suo romanzo- verità "Libra" (Pironti Editore, Napoli, 1988) le figure di Lee Harvey Oswald e di Jack Ruby, immaginando di scavare, basandosi su documentazioni autentiche relative ai due uomini, nelle loro anime e nei loro pensieri più nascosti. L'ultima parte del volume riporta le appendici di giornalismo, criminologia, balistica e medicina legale. In bibliografia sono elencate un migliaio di opere sull'argomento "Kennedy". Completano l'opera 162 fotografie fuori testo, fra le quali, per la prima volta in un libro italiano, quelle sconvolgenti scattate al cadavere di Kennedy durante l'autopsia. Diego Verdegiglio conclude immaginando che la sua ricerca, pur abbastanza completa e basata su prove inconfutabili, troverà certamente increduli i molti malati di "complottite" italiani (Il volume, non più in distribuzione, viene inviato direttamente a cura dell'autore, a richiesta. dv52@libero.it; www.johnkennedy.it). ************************************* Delle ricerche di Verdegiglio sull'assassinio di John Kennedy si sono occupati fra gli altri: La Repubblica 1-6-98 (Furio Colombo), Il Giornale (intera pagina 24 del 17-7-98), Il Tempo (22-6- 99, p. 14), Il Messaggero (4-7-98, Fiuggi), Il Corriere della Sera (Roma, 4-7-98), Quotidiano Roma di Napoli (15-2-92, p. 3), l'Associazione della Stampa Estera in Italia (con presentazioni di Erich B. Kusch, Phillip Willan del The Express di Londra e Massimo Teodori), le agenzie di stampa ANSA (2 take, 22-5-98), ADN Kronos (2-6- 98) e AGI Italia (25-5-98), Il Piccolo di Trieste (12-11-98), La Stampa (Gabriele Romagnoli, 22-3- 92), il TG1-Libri (Luigi Saitta, agosto 98), Telemontecarlo ("2 minuti, un libro" di Alain Elkann), Rai Tre (Notte Cultura di Enrico Ghezzi e Ciro Giorgini), Rai Radio (Radio Anch'io, Lampi di primavera, La notte dei misteri-Radio2 e varie altre), Rai Sat, Stream TV, Radio Vaticana (Antologia Cristiana, 13-10-98), Radio Dimensione Suono (Alessandra Rotolo), Il Borghese-Lo Stato (Fabio Andriola, n.47, nov. 98), Uomini e Storie (Giuseppe Grazzini, Giorgio Mondadori Editore, nov. 98), Rivista Italiana di Medicina Legale (Prof. Fiori, Università Gemelli, Roma), Free Lance International Press (sett. 99), La Versiliana-Fabbrica dei Pinoli (Romano Battaglia, 1-11-98), Il Domani (2-12-98), Il Quotidiano (4- 12-98), Avvenimenti (9-5-99, p.64), Il Corriere del Giorno (23-2-99), La Gazzetta del Mezzogiorno (20-2 e 2-9-99), La Gazzetta del Sud (1-12-98), Telespazio TV, Telenorba TV, Cinquestelle TV, Videomusic TV, Il Segnalibro (nov. 98), Detective & Crime (n. 4, 1998), Invito alla Lettura (Castel S. Angelo), Libri a Ostia, Playboy (dic. 98, 4 pagine), Playmen (agosto 98), Il Corriere di Roma (15-7-98), Wanted in Rome (della comunità USA, Roma, 23-12-98), Noir in Festival, Viareggio (giugno 1992), Incontri al Cafè du Parc delle Terme di Fiuggi (4-7-98), Corriere di Arezzo (18- 8-98), Libera Voce di Polizia Italiana (dic. 91). ************************************************** ******************* Dallas 22 novembre 1963: una data che ha cambiato un secolo. Il presidente Kennedy viene ucciso a fucilate durante un corteo nella città texana. Un evento che ha sconvolto il mondo. E' possibile rassegnarsi al fatto che una nullità come Lee Harvey Oswald sia stato l'unico responsabile del crimine? Possibile che un'altra nullità come Jack Ruby abbia potuto ucciderlo in una Centrale di polizia, davanti alle telecamere? L'istinto ci dice di no: il delitto è troppo grande e sconvolgente per addebitarlo al gesto di uno psicopatico, il gesto di Ruby troppo plateale. Eppure... Eppure non esiste la più piccola prova certa che Oswald facesse parte di un complotto, come non esiste la minima prova che altri abbiano fatto fuoco sull'auto di JFK. Illazioni, indizi, voci, visioni, dicerie: tutto, tranne che una prova balistica, medico-legale, criminologica o politica. Ma la nostra mente non si rassegna e nascono così le leggende metropolitane, a volte fascinosamente più credibili della squallida, fortuita concatenazione di eventi reali: il cervello scomparso, il killer che spara dalla collinetta, i testimoni uccisi, il proiettile "magico", Ruby sicario della Mafia e così via. Tutto materiale buono per film di successo di ottima fattura, ma di grande falsità storica, come il purtroppo suggestivo e ingannevole "JFK" di Oliver Stone. Che successe realmente a Dallas? Decine di inchieste pubbliche e private sono giunte tutte all'unica conclusione possibile: Oswald e Ruby, forse suggestionati dai contatti avuti con alcuni loro poco raccomandabili conoscenti, sono riusciti per puro caso a realizzare autonomamente i loro delitti. La questione sarebbe chiusa se tutto ciò non apparisse orribilmente casuale e non organizzato: troppo casuale e non organizzato perché molti di noi possano accettarlo. Così non si approfondiscono più le vere e assurde concatenazioni che portarono ai due crimini (tre, se vi aggiungiamo la morte del poliziotto Tippit ucciso da Oswald durante la fuga): già esse sarebbero materia di uno studio affascinante sul Caso e sulle combinazioni pazzesche degli eventi. Ma qui si vuole di più. La dietrologia richiede un mandante, una mente razionale che prepari, organizzi, curi i dettagli, elimini le tracce. Chi potrebbe essere questa mente, questo "Grande Vecchio"? Vanno bene un pò tutti: c'è chi giura sulla colpevolezza di CIA ed FBI; altri assicurano che c'era anche la Mafia; altri ancora che Castro e il KGB sovietico siano stati i burattinai di Oswald. Tutte teorie smentite da chi crede ciecamente in altri mandanti: Il Pentagono, Johnson, Nixon, il Ku Klux Klan, i petrolieri, gli industriali delle armi, i Cinesi, i Sudvietnamiti, i comunisti giapponesi, i castristi, gli esuli anticastristi, fino al complotto degli omosessuali ipotizzato da Jim Garrison, paranoide procuratore distrettuale di New Orleans, e alle sette esoteriche degli Illuminati o agli extraterrestri. Per i "fedeli" di queste "Chiese" il Rapporto Warren rappresenta il "Vangelo Apocrifo", quello al quale non prestare fede. La maggior parte di chi critica il lavoro di Warren non lo ha mai consultato in modo approfondito e soprattutto non ha mai letto la documentazione contenuta nei 26 volumi della Commissione, così come non conosce quasi nulla dell'House Select Committee of Assassinations, una nuova Commissione che nel 1979, pur ipotizzando un secondo killer dalla collinetta (che avrebbe mancato il bersaglio) e la partecipazione di qualche isolato boss mafioso, si è detta convinta che il solo Oswald abbia ucciso Kennedy e ferito il governatore John Connally. Da questa gente che ignora i documenti è composto quel 70% di Americani che non crede alle conclusioni di Warren. Alte grida levano costoro affinché vengano aperti "tutti gli archivi" ancora secretati, come se un eventuale complotto avesse lasciato tracce nei documenti. Inutile dire che, se anche tutti gli archivi del mondo fossero desecretati e alla fine il solo Oswald risultasse responsabile del crimine, nessun vero "complottista" ci crederebbe. Direbbe a quel punto che le prove e i documenti sono stati eliminati o falsificati dal governo o dalla CIA o dall'FBI. Si andrà avanti così in eterno. Il mistero appaga molto di più della realtà, anche se la realtà, come l'abbiamo studiata nel caso JFK, supera di gran lunga la più ardita fantasia. Diego Verdegiglio autore del libro "Ecco chi ha ucciso John Kennedy" Diego Verdegiglio Pesarese di nascita, calabrese di adozione, pugliese di origine e romano dal 1979, Diego Verdegiglio, dopo una laurea in Lingue e Letterature Neolatine, è stato educatore nel ruolo insegnanti dello Stato e si occupa di cinema, radio e televisione dal 1977, collaborando a regìe ("Ugo La Malfa: una via per l'avvenire" e "D'Annunzio", di Francesco Valitutti), realizzando regie e produzioni trasmesse dalla Rai ("Guardia Pimontese:il futuro nella Storia", 1988, RaiDue, e "Prima che il gallo canti" di Mario Foglietti, 1993, Rai Uno, sul confino di Cesare Pavese, protagonista Giuseppe Pambieri) e scrivendo sceneggiature, soggetti e articoli per periodici. Ha seguito i corsi per amministratore teatrale di Fulvio Fo e ha insegnato dizione e recitazione. Nel 1993 ha pubblicato col Prof. Arturo Genre dell'Università di Torino e con Silvana Primavera il primo saggio storico-etnografico sulla minoranza di lingua occitana in Calabria ("Talièn de la pèire da Garròc", Ed. Dall'Orso, Alessandria); nel 1998 ha pubblicato il saggio-inchiesta "Ecco chi ha ucciso John Kennedy" (Mancosu Editore, Roma); nel 1999 con Francesco Valitutti ha scritto il saggio "Alla conquista dello Spazio", sui retroscena umani delle conquiste astronautiche (Newton Compton Ed.) e nel 2000, sempre con Valitutti, un saggio di curiosità storico- etnografiche sulla sessualità femminile nel mondo e in tutte le epoche ("Il libro della vagina", Newton Compton Ed. ). Ha in cantiere un saggio sulla storia dell'EIAR. INDICE DEL VOLUME "ECCO CHI HA UCCISO JOHN KENNEDY" - Introduzione p. 5 - Prologo p. 13 - CAPITOLO PRIMO: Chi era John Kennedy? Cronologia di una vita p. 15 - CAPITOLO SECONDO: la Morte, il Fato, il Texas: - 1) La lotta contro il dolore: una vita a rischio p. 51 - 2) Un destino segnato: presagi di morte p. 58 - 3) Minacce contro il Potere p. 63 - 4) Attentati e tentativi di assassinio p. 71 - 5) La protezione del Presidente p. 76 - 6) L'incubo del Texas p. 80 - 7) Le macchinazioni del Caso e l'assassinio solitario p. 87 - 8) Assurde coincidenze p. 95 - 9) Cronaca degli eventi: Dallas, 22 novembre 1963 p. 108 - - CAPITOLO TERZO: le inchieste, il mito del complotto e la verità distorta p. 133 - 1) Dallas, le investigazioni e le commissioni d'inchiesta p. 134 - 2) Iniziano le indagini p. 146 - 3) I critici del Rapporto Warren e le teorie cospirative p. 153 - 4) Un "depositario della Verità": Mark Lane p. 167 - 5) La riapertura delle inchieste ufficiali sull'assassinio p. 175 - 6) Nasce il mito della congiura: troppe ipotesi per un attentato p. 180 - 7) Le opinioni sul complotto e la stampa p. 185 - 8) Garrison: gli abbagli di un messianico Procuratore Distrettuale p. 198 - 9) Come nasce l'inchiesta Garrison p. 200 - 10) Teorie e personaggi di New Orleans p. 213 - 11) Garrison e la stampa italiana p. 216 - 12) Parla Jim Garrison p. 224 - - CAPITOLO QUARTO: Oliver Stone, il film "JFK" e il Vietnam - 1) Stone alla carica: come nasce un bel film di propaganda p. 229 - 2) Parla Oliver Stone p. 234 - 3) Il "JFK" di Stone, i giovani e la Storia falsata p. 235 - 4) L'incubo di Stone: Kennedy e il ritiro dal Vietnam p. 238 - 5) Il "Mister X" di Oliver Stone p. 252 - 6) Le altre "strabilianti" rivelazioni di Garrison e Stone p. 257 - 7) I testimoni dell'attentato p. 267 - 8) Le possibilità dell'assassinio p. 274 - 9) Il fucile di Oswald p. 278 - 10) Il "falso" Oswald p. 281 - 11) Le foto contraffatte di Lee p. 283 - 12) La "complicità" di Lyndon Johnson p. 284 - 13) Ruby p. 287 - - CAPITOLO QUINTO: la fabbrica delle menzogne. Falsa informazione e inchieste italiane - 1) Come si costruisce la notizia sensazionale p. 292 - 2) Sconvolgenti rivelazioni: papa Giovanni XXIII ucciso dalla CIA! p. 298 - 3) La stampa e il delitto di Dallas p. 300 - 4) Le ricostruzioni dell'attentato p. 303 - 5) Le inchieste dei giornalisti italiani p. 307 - 6) La verità virtuale in TV: Minoli e l'inchiesta di Plumley p. 316 - - CAPITOLO SESTO: le inchieste di Gianni Bisiach - 1) Il film "I due Kennedy", il libro "Il Presidente" e i misteri di Dallas p. 323 - 2) I testimoni contrari alle conclusioni della Commissione Warren p. 335 - 3) Le interviste di Bisiach p. 346 - 4) La Mafia, i Cubani, la CIA e le tesi di Bisiach p. 366 - 5) Alcune considerazioni finali e una trasmissione TV imbarazzante p. 378 - - CAPITOLO SETTIMO: - Analisi conclusive p. 383 - Appendici: - A) Giornalismo p. 409 - B) Criminologia p. 418 - C) Balistica p. 434 - D) Medicina legale p. 451 - NOTE p. 467 - Bibliografia p. 555 - Avvertenze p. 581 - Abbreviazioni p. 582 - Indice dei nomi p. 583 - Ringraziamenti p. 601 Da: Diego Verdegiglio, ViaRomei 27 – 00136 Roma, tel. 06-39728489; 334-3595873; dv52@libero.it Il falso mistero sull'uccisione del presidente Kennedy 22 novembre 1963-22 novembre 1998. Trentacinque anni dopo la risposta italiana all'enigma del XX secolo: "Ecco chi ha ucciso John Kennedy". Un libro destinato a fare scalpore. Per la prima volta un ricercatore italiano, Diego Verdegiglio, condensa nelle seicento pagine di un suo saggio interamente dedicato a questo caso, "Ecco chi ha ucciso John Kennedy", tutte le inchieste ufficiali e private finora realizzate sul "delitto del XX secolo". Il volume, presentato al Salone del Libro di Torino e da Massimo Teodori ed Erich B. Kusch alla Stampa Estera di Roma, è clamoroso ogni oltre previsione. L'autore, supportato da un'enorme mole di documenti, ha impiegato tre anni di ricerche negli Stati Uniti e in Italia per ritrovare il bandolo di una matassa intricata da decenni di indagini e investigazioni spesso fantasiose e del tutto prive di credibilità, ma dal forte impatto sull'opinione pubblica. Verdegiglio (che nel 1997 ha incontrato a Boston il senatore Ted Kennedy) non si è accontentato di scavare nella miriade di carte prodotte da cinque commissioni ufficiali, ma ha voluto sperimentare di persona l'angolo di mira dalla famosa finestra del Texas School Book Depository a Dallas, ha compiuto per intero il percorso in auto del corteo presidenziale, ha fatto sopralluoghi al Parkland Hospital e alla Centrale di polizia di Dallas, al Bethesda Naval Hospital del Maryland, a Hyannis Port (residenza dei Kennedy sulla costa atlantica), a Boston, a New Orleans, a Las Vegas, a Miami. Grazie alla collaborazione del dottor Martino Farneti, direttore della Sezione Balistica della Polizia Scientifica-Criminalpol di Roma, ha potuto personalmente sparare in sette secondi su tre bersagli con un'arma del tipo di quella impiegata a Dallas. Ha inoltre intervistato noti periti balistici quali Marco Morin, Francesco Compagnini, Ugo Potortì, Romano Schiavi e Antonio Ugolini (questi ultimi due consultati anche nel corso delle indagini sul delitto Marta Russo all'Università di Roma); famosi medici legali come Angelo Fiori, Silvio Merli, Giancarlo Umani Ronchi, Antonio Fornari, Pierluigi Baima Bollone e Ugo di Tondo per chiedere pareri sulle ferite e sull'autopsia del Presidente; celebri criminologi come Francesco Bruno, Vincenzo Mastronardi, Carlo Semerari, Aldo Carotenuto. Il suo scrupolo si è spinto al punto da chiedere opinioni a un chimico nucleare dell'ENEA, il dottor Antioco Franco Sedda, per verificare le analisi di attivazione neutronica sui resti dei proiettili recuperati a Dallas, e al dottor Pier Giorgio Natali, oncologo del "Regina Elena" di Roma, sulla leggenda che l'assassino di Oswald, Jack Ruby, sia stato ucciso in carcere con iniezioni di cellule tumorali. Questa premessa era necessaria affinché l'opera di Verdegiglio non fosse confusa con una delle tante fantasiose ricostruzioni che negli ultimi decenni sono state pubblicate sull'argomento: non a torto Furio Colombo ha scritto sulla "Repubblica" che l'autore "ha dimostrato in seicento pagine... che la storia del delitto di Dallas comincia e finisce nello stesso luogo e nello stesso istante". E' infatti con un continuo e inconfutabile riscontro di prove che Verdegiglio dimostra l'assurdità e l'infondatezza degli argomenti, ormai divenuti leggende metropolitane, che più di altri hanno affascinato il pubblico: il proiettile a zig-zag, il secondo attentatore dalla collinetta, la testa del Presidente spinta indietro da un colpo anteriore, il cervello scomparso dopo la falsa autopsia, i testimoni eliminati durante le indagini, la strana uccisione di Oswald da parte di Jack Ruby; i sospetti su Mafia, CIA, Johnson, FBI, Castro e chi più ne ha più ne metta. Verdegiglio riporta alle reali dimensioni, del tutto deludenti per un pubblico abituato ormai alle gratificanti "menzogne criminali" di Jim Garrison, di Mark Lane o di Oliver Stone, un fatto sì straordinariamente complesso e pervaso da sconcertanti coincidenze, ma completamente privo di quella grandiosa costruzione dietrologico-cospirativa che la nostra logica vorrebbe legare in ogni caso all'assassinio di un grande personaggio come il Presidente americano. La mitologia della congiura nata dopo il delitto di Dallas trova in questo libro una demolizione puntigliosa, suffragata da settecento note ognuna delle quali costituisce di per sé un vasto repertorio bibliografico: lo stile ironico dell'autore smonta una ad una le tesi più assurde e nello stesso tempo più accreditate dalla stampa meno seria, sia negli Stati Uniti che in Italia. "Mi sono accorto - dice Verdegiglio - che la gente rimane incredula e scontenta di fronte al fatto che non sia mai venuta fuori la minima prova di un complotto. Non c'è peggior incredulo di chi si nutre di pregiudizi: lo so perché per oltre vent'anni anch'io sono stato un ferreo complottista... Noi non accettiamo che il Caso abbia un ruolo non solo nella nostra esistenza, ma anche in quella di personaggi importanti come JFK". Il primo capitolo è dedicato ad una minuziosa cronologia della vita e della presidenza di John Kennedy. Il secondo esamina il costante "senso di morte incombente" che accompagnò il Presidente fino alle sue ultime ore. Quella fatidica mattina del 22 novembre 1963 disse a sua moglie Jacqueline: "Ieri sera avrebbero potuto benissimo spararmi mentre ero in mezzo alla folla... L'attentatore avrebbe potuto facilmente dileguarsi". I presagi di morte violenta furono innumerevoli nella vita di JFK, ma egli, con grande fatalismo, non se ne curava molto. Le minacce alla sua incolumità e i tentativi di assassinio furono centinaia fin dalla sua candidatura alla presidenza nel 1960. La protezione totale del Capo di un Paese democratico, che trae dal contatto diretto con la gente il supporto al suo potere, è di fatto impossibile. Agli uomini del Servizio Segreto, durante quel tragico viaggio in Texas, fu espressamente proibito da Kennedy di circondarlo salendo sui predellini della vettura presidenziale. Altra coincidenza assurda: dopo una mattinata piovosa, l'arrivo a Dallas di JFK fu accolto dal sole, privando così l'auto da parata dello spesso tettuccio trasparente in plastica rigida antipioggia ed esponendo gli occupanti della limousine ai colpi dell'assassino. L'ultimo paragrafo del capitolo è la cronaca drammaticamente avvincente di quella giornata, scritta sulla base di quanto narrano William Manchester e Jim Bishop. Già da sola quella concatenazione di eventi e di situazioni spesso paradossali è una sorpresa per il lettore, non c'è nessun bisogno di aggiungere fantasiosi sospetti cospirativi per cogliere la grandiosa e tragica dimensione di una data che nessuno, fra quelli che l'hanno vissuta, potrà dimenticare. Il terzo capitolo riguarda le inchieste della Commissione Warren (1964) e dell'HSCA (1978-79), nonché lo spazio dato dalla stampa alle ardite e surreali ipotesi di congiura elaborate da Mark Lane, che l'autore ha incontrato nel 1992, e da un messianico procuratore distrettuale di New Orleans, Jim Garrison. Verdegiglio non manca di sottolineare la straordinaria somiglianza tra il processo intentato da Garrison contro Clay Shaw, il supposto "cervello" della cospirazione contro Kennedy, e il processo ad Enzo Tortora in Italia. In tutt'e due i casi gli incriminati furono assolti, ma morirono di cancro qualche anno dopo. Nonostante ciò, il folle procuratore di New Orleans fu interpretato come eroe positivo sullo schermo da un affascinante Kevin Costner nel film "JFK" di Oliver Stone, al quale l'autore italiano dedica il quarto capitolo della sua opera per dimostrarne la malafede, il pregiudizio, la mancanza totale di scrupoli verso la prevedibile credulità del grande pubblico. Stone, che Verdegiglio ha incontrato nell'estate del 2001, è definito un "criminale della Storia": il suo film, cinematograficamente ineccepibile, è descritto come un insulto alla verità, all'onestà, alla morale. La sua tesi che il Pentagono e la CIA abbiano ucciso Kennedy perché intendeva ritirare le truppe dal Vietnam sarebbe completamente priva di fondamento. Verdegiglio, in base ai numerosi documenti citati, dimostra infatti che nella politica di Kennedy sul Vietnam (compreso l'aumento dei militari americani nel Sudest asiatico e il suo tacito assenso all'assassinio del Presidente sudvietnamita Diem) vi erano tutti i presupposti per un incremento del conflitto anticomunista: l'idea kennedyana di ritirarsi dal Vietnam solo nel 1965 era secondo l'Autore il classico "conto senza l'oste". Kennedy si sarebbe trovato invischiato in Asia esattamente come successe in seguito a Lyndon Johnson. Del resto, i vari Bundy e McNamara furono i consiglieri di entrambi i Presidenti. Il quinto capitolo Verdegiglio lo dedica interamente a quella che definisce "la fabbrica delle menzogne", ossia la manipolazione dell'informazione giornalistica. Accanto ai molti esempi di falsità e distorsioni sul caso Kennedy, egli stesso costruisce a mo' di esempio un gustoso falso scoop, basato tuttavia su fonti ineccepibili, dal titolo "La CIA ha ucciso papa Giovanni XXIII!". Il sesto capitolo, certamente destinato a suscitare aspre polemiche, demolisce pagina per pagina le inchieste svolte da uno dei giornalisti italiani che in questi anni si sono maggiormente occupati del delitto di Dallas: Gianni Bisiach. Verdegiglio è il primo autore a "fare le pulci" al noto giornalista radiotelevisivo e ne segnala inesattezze, omissioni, contraddizioni, false ricostruzioni. L'ultimo capitolo è un'analisi riassuntiva delle sue ricerche e delle sue conclusioni: Oswald ha agito di sua iniziativa ed è lui l'unico assassino di Kennedy. Non c'è stato complotto, se si intende con tale termine la volontà organizzata e finalizzata all'attentato di un gruppo di persone ostili al Presidente. Verdegiglio ammette invece che Oswald, psicopatico votato a un gesto criminale di autoaffermazione, possa essere stato influenzato dai suoi contatti a Dallas e a New Orleans con gli anticastristi appoggiati dalla CIA e dai petrolieri, i quali potevano aver avuto sentore delle intenzioni del giovane ex-marine di compiere un gesto clamoroso. Giovava forse ad essi un Presidente come Johnson piuttosto che Kennedy? I fatti successivi dimostrarono che, se così fossero andate le cose, puntare su Johnson sarebbe stato un errore: il nuovo Presidente non solo non invase Cuba, ma congelò completamente la "questione Castro". Lo studio dei movimenti e delle intenzioni del cinquantaduenne Jack Ruby, che uccise Oswald nella bolgia della Centrale di polizia di Dallas due giorni dopo la cattura, non ha rivelato a Verdegiglio, anche qui, altro che una psicopatia latente scatenata dall'attentato, l'azione di un folle (yankee di Chicago, Ebreo, scapolo in odore di omosessualità e tenutario di locali di strip-tease nella Dallas molto razzista e puritana del 1963) in cerca di un gesto eroico da giustiziere, di un impossibile riscatto sociale, forse influenzato dai dialoghi avuti in quei due giorni con i suoi amici della Polizia di Dallas. L'autore cita spesso lo scrittore americano Don De Lillo, che con rara potenza narrativa ha tratteggiato nel suo romanzo- verità "Libra" (Pironti Editore, Napoli, 1988) le figure di Lee Harvey Oswald e di Jack Ruby, immaginando di scavare, basandosi su documentazioni autentiche relative ai due uomini, nelle loro anime e nei loro pensieri più nascosti. L'ultima parte del volume riporta le appendici di giornalismo, criminologia, balistica e medicina legale. In bibliografia sono elencate un migliaio di opere sull'argomento "Kennedy". Completano l'opera 162 fotografie fuori testo, fra le quali, per la prima volta in un libro italiano, quelle sconvolgenti scattate al cadavere di Kennedy durante l'autopsia. Diego Verdegiglio conclude immaginando che la sua ricerca, pur abbastanza completa e basata su prove inconfutabili, troverà certamente increduli i molti malati di "complottite" italiani (Il volume, non più in distribuzione, viene inviato direttamente a cura dell'autore, a richiesta. dv52@libero.it; www.johnkennedy.it). ************************************* Delle ricerche di Verdegiglio sull'assassinio di John Kennedy si sono occupati fra gli altri: La Repubblica 1-6-98 (Furio Colombo), Il Giornale (intera pagina 24 del 17-7-98), Il Tempo (22-6- 99, p. 14), Il Messaggero (4-7-98, Fiuggi), Il Corriere della Sera (Roma, 4-7-98), Quotidiano Roma di Napoli (15-2-92, p. 3), l'Associazione della Stampa Estera in Italia (con presentazioni di Erich B. Kusch, Phillip Willan del The Express di Londra e Massimo Teodori), le agenzie di stampa ANSA (2 take, 22-5-98), ADN Kronos (2-6- 98) e AGI Italia (25-5-98), Il Piccolo di Trieste (12-11-98), La Stampa (Gabriele Romagnoli, 22-3- 92), il TG1-Libri (Luigi Saitta, agosto 98), Telemontecarlo ("2 minuti, un libro" di Alain Elkann), Rai Tre (Notte Cultura di Enrico Ghezzi e Ciro Giorgini), Rai Radio (Radio Anch'io, Lampi di primavera, La notte dei misteri-Radio2 e varie altre), Rai Sat, Stream TV, Radio Vaticana (Antologia Cristiana, 13-10-98), Radio Dimensione Suono (Alessandra Rotolo), Il Borghese-Lo Stato (Fabio Andriola, n.47, nov. 98), Uomini e Storie (Giuseppe Grazzini, Giorgio Mondadori Editore, nov. 98), Rivista Italiana di Medicina Legale (Prof. Fiori, Università Gemelli, Roma), Free Lance International Press (sett. 99), La Versiliana-Fabbrica dei Pinoli (Romano Battaglia, 1-11-98), Il Domani (2-12-98), Il Quotidiano (4- 12-98), Avvenimenti (9-5-99, p.64), Il Corriere del Giorno (23-2-99), La Gazzetta del Mezzogiorno (20-2 e 2-9-99), La Gazzetta del Sud (1-12-98), Telespazio TV, Telenorba TV, Cinquestelle TV, Videomusic TV, Il Segnalibro (nov. 98), Detective & Crime (n. 4, 1998), Invito alla Lettura (Castel S. Angelo), Libri a Ostia, Playboy (dic. 98, 4 pagine), Playmen (agosto 98), Il Corriere di Roma (15-7-98), Wanted in Rome (della comunità USA, Roma, 23-12-98), Noir in Festival, Viareggio (giugno 1992), Incontri al Cafè du Parc delle Terme di Fiuggi (4-7-98), Corriere di Arezzo (18- 8-98), Libera Voce di Polizia Italiana (dic. 91). ************************************************** ******************* Dallas 22 novembre 1963: una data che ha cambiato un secolo. Il presidente Kennedy viene ucciso a fucilate durante un corteo nella città texana. Un evento che ha sconvolto il mondo. E' possibile rassegnarsi al fatto che una nullità come Lee Harvey Oswald sia stato l'unico responsabile del crimine? Possibile che un'altra nullità come Jack Ruby abbia potuto ucciderlo in una Centrale di polizia, davanti alle telecamere? L'istinto ci dice di no: il delitto è troppo grande e sconvolgente per addebitarlo al gesto di uno psicopatico, il gesto di Ruby troppo plateale. Eppure... Eppure non esiste la più piccola prova certa che Oswald facesse parte di un complotto, come non esiste la minima prova che altri abbiano fatto fuoco sull'auto di JFK. Illazioni, indizi, voci, visioni, dicerie: tutto, tranne che una prova balistica, medico-legale, criminologica o politica. Ma la nostra mente non si rassegna e nascono così le leggende metropolitane, a volte fascinosamente più credibili della squallida, fortuita concatenazione di eventi reali: il cervello scomparso, il killer che spara dalla collinetta, i testimoni uccisi, il proiettile "magico", Ruby sicario della Mafia e così via. Tutto materiale buono per film di successo di ottima fattura, ma di grande falsità storica, come il purtroppo suggestivo e ingannevole "JFK" di Oliver Stone. Che successe realmente a Dallas? Decine di inchieste pubbliche e private sono giunte tutte all'unica conclusione possibile: Oswald e Ruby, forse suggestionati dai contatti avuti con alcuni loro poco raccomandabili conoscenti, sono riusciti per puro caso a realizzare autonomamente i loro delitti. La questione sarebbe chiusa se tutto ciò non apparisse orribilmente casuale e non organizzato: troppo casuale e non organizzato perché molti di noi possano accettarlo. Così non si approfondiscono più le vere e assurde concatenazioni che portarono ai due crimini (tre, se vi aggiungiamo la morte del poliziotto Tippit ucciso da Oswald durante la fuga): già esse sarebbero materia di uno studio affascinante sul Caso e sulle combinazioni pazzesche degli eventi. Ma qui si vuole di più. La dietrologia richiede un mandante, una mente razionale che prepari, organizzi, curi i dettagli, elimini le tracce. Chi potrebbe essere questa mente, questo "Grande Vecchio"? Vanno bene un pò tutti: c'è chi giura sulla colpevolezza di CIA ed FBI; altri assicurano che c'era anche la Mafia; altri ancora che Castro e il KGB sovietico siano stati i burattinai di Oswald. Tutte teorie smentite da chi crede ciecamente in altri mandanti: Il Pentagono, Johnson, Nixon, il Ku Klux Klan, i petrolieri, gli industriali delle armi, i Cinesi, i Sudvietnamiti, i comunisti giapponesi, i castristi, gli esuli anticastristi, fino al complotto degli omosessuali ipotizzato da Jim Garrison, paranoide procuratore distrettuale di New Orleans, e alle sette esoteriche degli Illuminati o agli extraterrestri. Per i "fedeli" di queste "Chiese" il Rapporto Warren rappresenta il "Vangelo Apocrifo", quello al quale non prestare fede. La maggior parte di chi critica il lavoro di Warren non lo ha mai consultato in modo approfondito e soprattutto non ha mai letto la documentazione contenuta nei 26 volumi della Commissione, così come non conosce quasi nulla dell'House Select Committee of Assassinations, una nuova Commissione che nel 1979, pur ipotizzando un secondo killer dalla collinetta (che avrebbe mancato il bersaglio) e la partecipazione di qualche isolato boss mafioso, si è detta convinta che il solo Oswald abbia ucciso Kennedy e ferito il governatore John Connally. Da questa gente che ignora i documenti è composto quel 70% di Americani che non crede alle conclusioni di Warren. Alte grida levano costoro affinché vengano aperti "tutti gli archivi" ancora secretati, come se un eventuale complotto avesse lasciato tracce nei documenti. Inutile dire che, se anche tutti gli archivi del mondo fossero desecretati e alla fine il solo Oswald risultasse responsabile del crimine, nessun vero "complottista" ci crederebbe. Direbbe a quel punto che le prove e i documenti sono stati eliminati o falsificati dal governo o dalla CIA o dall'FBI. Si andrà avanti così in eterno. Il mistero appaga molto di più della realtà, anche se la realtà, come l'abbiamo studiata nel caso JFK, supera di gran lunga la più ardita fantasia. Diego Verdegiglio autore del libro "Ecco chi ha ucciso John Kennedy" Diego Verdegiglio Pesarese di nascita, calabrese di adozione, pugliese di origine e romano dal 1979, Diego Verdegiglio, dopo una laurea in Lingue e Letterature Neolatine, è stato educatore nel ruolo insegnanti dello Stato e si occupa di cinema, radio e televisione dal 1977, collaborando a regìe ("Ugo La Malfa: una via per l'avvenire" e "D'Annunzio", di Francesco Valitutti), realizzando regie e produzioni trasmesse dalla Rai ("Guardia Pimontese:il futuro nella Storia", 1988, RaiDue, e "Prima che il gallo canti" di Mario Foglietti, 1993, Rai Uno, sul confino di Cesare Pavese, protagonista Giuseppe Pambieri) e scrivendo sceneggiature, soggetti e articoli per periodici. Ha seguito i corsi per amministratore teatrale di Fulvio Fo e ha insegnato dizione e recitazione. Nel 1993 ha pubblicato col Prof. Arturo Genre dell'Università di Torino e con Silvana Primavera il primo saggio storico-etnografico sulla minoranza di lingua occitana in Calabria ("Talièn de la pèire da Garròc", Ed. Dall'Orso, Alessandria); nel 1998 ha pubblicato il saggio-inchiesta "Ecco chi ha ucciso John Kennedy" (Mancosu Editore, Roma); nel 1999 con Francesco Valitutti ha scritto il saggio "Alla conquista dello Spazio", sui retroscena umani delle conquiste astronautiche (Newton Compton Ed.) e nel 2000, sempre con Valitutti, un saggio di curiosità storico- etnografiche sulla sessualità femminile nel mondo e in tutte le epoche ("Il libro della vagina", Newton Compton Ed. ). Ha in cantiere un saggio sulla storia dell'EIAR. INDICE DEL VOLUME "ECCO CHI HA UCCISO JOHN KENNEDY" - Introduzione p. 5 - Prologo p. 13 - CAPITOLO PRIMO: Chi era John Kennedy? Cronologia di una vita p. 15 - CAPITOLO SECONDO: la Morte, il Fato, il Texas: - 1) La lotta contro il dolore: una vita a rischio p. 51 - 2) Un destino segnato: presagi di morte p. 58 - 3) Minacce contro il Potere p. 63 - 4) Attentati e tentativi di assassinio p. 71 - 5) La protezione del Presidente p. 76 - 6) L'incubo del Texas p. 80 - 7) Le macchinazioni del Caso e l'assassinio solitario p. 87 - 8) Assurde coincidenze p. 95 - 9) Cronaca degli eventi: Dallas, 22 novembre 1963 p. 108 - - CAPITOLO TERZO: le inchieste, il mito del complotto e la verità distorta p. 133 - 1) Dallas, le investigazioni e le commissioni d'inchiesta p. 134 - 2) Iniziano le indagini p. 146 - 3) I critici del Rapporto Warren e le teorie cospirative p. 153 - 4) Un "depositario della Verità": Mark Lane p. 167 - 5) La riapertura delle inchieste ufficiali sull'assassinio p. 175 - 6) Nasce il mito della congiura: troppe ipotesi per un attentato p. 180 - 7) Le opinioni sul complotto e la stampa p. 185 - 8) Garrison: gli abbagli di un messianico Procuratore Distrettuale p. 198 - 9) Come nasce l'inchiesta Garrison p. 200 - 10) Teorie e personaggi di New Orleans p. 213 - 11) Garrison e la stampa italiana p. 216 - 12) Parla Jim Garrison p. 224 - - CAPITOLO QUARTO: Oliver Stone, il film "JFK" e il Vietnam - 1) Stone alla carica: come nasce un bel film di propaganda p. 229 - 2) Parla Oliver Stone p. 234 - 3) Il "JFK" di Stone, i giovani e la Storia falsata p. 235 - 4) L'incubo di Stone: Kennedy e il ritiro dal Vietnam p. 238 - 5) Il "Mister X" di Oliver Stone p. 252 - 6) Le altre "strabilianti" rivelazioni di Garrison e Stone p. 257 - 7) I testimoni dell'attentato p. 267 - 8) Le possibilità dell'assassinio p. 274 - 9) Il fucile di Oswald p. 278 - 10) Il "falso" Oswald p. 281 - 11) Le foto contraffatte di Lee p. 283 - 12) La "complicità" di Lyndon Johnson p. 284 - 13) Ruby p. 287 - - CAPITOLO QUINTO: la fabbrica delle menzogne. Falsa informazione e inchieste italiane - 1) Come si costruisce la notizia sensazionale p. 292 - 2) Sconvolgenti rivelazioni: papa Giovanni XXIII ucciso dalla CIA! p. 298 - 3) La stampa e il delitto di Dallas p. 300 - 4) Le ricostruzioni dell'attentato p. 303 - 5) Le inchieste dei giornalisti italiani p. 307 - 6) La verità virtuale in TV: Minoli e l'inchiesta di Plumley p. 316 - - CAPITOLO SESTO: le inchieste di Gianni Bisiach - 1) Il film "I due Kennedy", il libro "Il Presidente" e i misteri di Dallas p. 323 - 2) I testimoni contrari alle conclusioni della Commissione Warren p. 335 - 3) Le interviste di Bisiach p. 346 - 4) La Mafia, i Cubani, la CIA e le tesi di Bisiach p. 366 - 5) Alcune considerazioni finali e una trasmissione TV imbarazzante p. 378 - - CAPITOLO SETTIMO: - Analisi conclusive p. 383 - Appendici: - A) Giornalismo p. 409 - B) Criminologia p. 418 - C) Balistica p. 434 - D) Medicina legale p. 451 - NOTE p. 467 - Bibliografia p. 555 - Avvertenze p. 581 - Abbreviazioni p. 582 - Indice dei nomi p. 583 - Ringraziamenti p. 601 Da: Diego Verdegiglio, ViaRomei 27 – 00136 Roma, tel. 06-39728489; 334-3595873; dv52@libero.it Il falso mistero sull'uccisione del presidente Kennedy 22 novembre 1963-22 novembre 1998. Trentacinque anni dopo la risposta italiana all'enigma del XX secolo: "Ecco chi ha ucciso John Kennedy". Un libro destinato a fare scalpore. Per la prima volta un ricercatore italiano, Diego Verdegiglio, condensa nelle seicento pagine di un suo saggio interamente dedicato a questo caso, "Ecco chi ha ucciso John Kennedy", tutte le inchieste ufficiali e private finora realizzate sul "delitto del XX secolo". Il volume, presentato al Salone del Libro di Torino e da Massimo Teodori ed Erich B. Kusch alla Stampa Estera di Roma, è clamoroso ogni oltre previsione. L'autore, supportato da un'enorme mole di documenti, ha impiegato tre anni di ricerche negli Stati Uniti e in Italia per ritrovare il bandolo di una matassa intricata da decenni di indagini e investigazioni spesso fantasiose e del tutto prive di credibilità, ma dal forte impatto sull'opinione pubblica. Verdegiglio (che nel 1997 ha incontrato a Boston il senatore Ted Kennedy) non si è accontentato di scavare nella miriade di carte prodotte da cinque commissioni ufficiali, ma ha voluto sperimentare di persona l'angolo di mira dalla famosa finestra del Texas School Book Depository a Dallas, ha compiuto per intero il percorso in auto del corteo presidenziale, ha fatto sopralluoghi al Parkland Hospital e alla Centrale di polizia di Dallas, al Bethesda Naval Hospital del Maryland, a Hyannis Port (residenza dei Kennedy sulla costa atlantica), a Boston, a New Orleans, a Las Vegas, a Miami. Grazie alla collaborazione del dottor Martino Farneti, direttore della Sezione Balistica della Polizia Scientifica-Criminalpol di Roma, ha potuto personalmente sparare in sette secondi su tre bersagli con un'arma del tipo di quella impiegata a Dallas. Ha inoltre intervistato noti periti balistici quali Marco Morin, Francesco Compagnini, Ugo Potortì, Romano Schiavi e Antonio Ugolini (questi ultimi due consultati anche nel corso delle indagini sul delitto Marta Russo all'Università di Roma); famosi medici legali come Angelo Fiori, Silvio Merli, Giancarlo Umani Ronchi, Antonio Fornari, Pierluigi Baima Bollone e Ugo di Tondo per chiedere pareri sulle ferite e sull'autopsia del Presidente; celebri criminologi come Francesco Bruno, Vincenzo Mastronardi, Carlo Semerari, Aldo Carotenuto. Il suo scrupolo si è spinto al punto da chiedere opinioni a un chimico nucleare dell'ENEA, il dottor Antioco Franco Sedda, per verificare le analisi di attivazione neutronica sui resti dei proiettili recuperati a Dallas, e al dottor Pier Giorgio Natali, oncologo del "Regina Elena" di Roma, sulla leggenda che l'assassino di Oswald, Jack Ruby, sia stato ucciso in carcere con iniezioni di cellule tumorali. Questa premessa era necessaria affinché l'opera di Verdegiglio non fosse confusa con una delle tante fantasiose ricostruzioni che negli ultimi decenni sono state pubblicate sull'argomento: non a torto Furio Colombo ha scritto sulla "Repubblica" che l'autore "ha dimostrato in seicento pagine... che la storia del delitto di Dallas comincia e finisce nello stesso luogo e nello stesso istante". E' infatti con un continuo e inconfutabile riscontro di prove che Verdegiglio dimostra l'assurdità e l'infondatezza degli argomenti, ormai divenuti leggende metropolitane, che più di altri hanno affascinato il pubblico: il proiettile a zig-zag, il secondo attentatore dalla collinetta, la testa del Presidente spinta indietro da un colpo anteriore, il cervello scomparso dopo la falsa autopsia, i testimoni eliminati durante le indagini, la strana uccisione di Oswald da parte di Jack Ruby; i sospetti su Mafia, CIA, Johnson, FBI, Castro e chi più ne ha più ne metta. Verdegiglio riporta alle reali dimensioni, del tutto deludenti per un pubblico abituato ormai alle gratificanti "menzogne criminali" di Jim Garrison, di Mark Lane o di Oliver Stone, un fatto sì straordinariamente complesso e pervaso da sconcertanti coincidenze, ma completamente privo di quella grandiosa costruzione dietrologico-cospirativa che la nostra logica vorrebbe legare in ogni caso all'assassinio di un grande personaggio come il Presidente americano. La mitologia della congiura nata dopo il delitto di Dallas trova in questo libro una demolizione puntigliosa, suffragata da settecento note ognuna delle quali costituisce di per sé un vasto repertorio bibliografico: lo stile ironico dell'autore smonta una ad una le tesi più assurde e nello stesso tempo più accreditate dalla stampa meno seria, sia negli Stati Uniti che in Italia. "Mi sono accorto - dice Verdegiglio - che la gente rimane incredula e scontenta di fronte al fatto che non sia mai venuta fuori la minima prova di un complotto. Non c'è peggior incredulo di chi si nutre di pregiudizi: lo so perché per oltre vent'anni anch'io sono stato un ferreo complottista... Noi non accettiamo che il Caso abbia un ruolo non solo nella nostra esistenza, ma anche in quella di personaggi importanti come JFK". Il primo capitolo è dedicato ad una minuziosa cronologia della vita e della presidenza di John Kennedy. Il secondo esamina il costante "senso di morte incombente" che accompagnò il Presidente fino alle sue ultime ore. Quella fatidica mattina del 22 novembre 1963 disse a sua moglie Jacqueline: "Ieri sera avrebbero potuto benissimo spararmi mentre ero in mezzo alla folla... L'attentatore avrebbe potuto facilmente dileguarsi". I presagi di morte violenta furono innumerevoli nella vita di JFK, ma egli, con grande fatalismo, non se ne curava molto. Le minacce alla sua incolumità e i tentativi di assassinio furono centinaia fin dalla sua candidatura alla presidenza nel 1960. La protezione totale del Capo di un Paese democratico, che trae dal contatto diretto con la gente il supporto al suo potere, è di fatto impossibile. Agli uomini del Servizio Segreto, durante quel tragico viaggio in Texas, fu espressamente proibito da Kennedy di circondarlo salendo sui predellini della vettura presidenziale. Altra coincidenza assurda: dopo una mattinata piovosa, l'arrivo a Dallas di JFK fu accolto dal sole, privando così l'auto da parata dello spesso tettuccio trasparente in plastica rigida antipioggia ed esponendo gli occupanti della limousine ai colpi dell'assassino. L'ultimo paragrafo del capitolo è la cronaca drammaticamente avvincente di quella giornata, scritta sulla base di quanto narrano William Manchester e Jim Bishop. Già da sola quella concatenazione di eventi e di situazioni spesso paradossali è una sorpresa per il lettore, non c'è nessun bisogno di aggiungere fantasiosi sospetti cospirativi per cogliere la grandiosa e tragica dimensione di una data che nessuno, fra quelli che l'hanno vissuta, potrà dimenticare. Il terzo capitolo riguarda le inchieste della Commissione Warren (1964) e dell'HSCA (1978-79), nonché lo spazio dato dalla stampa alle ardite e surreali ipotesi di congiura elaborate da Mark Lane, che l'autore ha incontrato nel 1992, e da un messianico procuratore distrettuale di New Orleans, Jim Garrison. Verdegiglio non manca di sottolineare la straordinaria somiglianza tra il processo intentato da Garrison contro Clay Shaw, il supposto "cervello" della cospirazione contro Kennedy, e il processo ad Enzo Tortora in Italia. In tutt'e due i casi gli incriminati furono assolti, ma morirono di cancro qualche anno dopo. Nonostante ciò, il folle procuratore di New Orleans fu interpretato come eroe positivo sullo schermo da un affascinante Kevin Costner nel film "JFK" di Oliver Stone, al quale l'autore italiano dedica il quarto capitolo della sua opera per dimostrarne la malafede, il pregiudizio, la mancanza totale di scrupoli verso la prevedibile credulità del grande pubblico. Stone, che Verdegiglio ha incontrato nell'estate del 2001, è definito un "criminale della Storia": il suo film, cinematograficamente ineccepibile, è descritto come un insulto alla verità, all'onestà, alla morale. La sua tesi che il Pentagono e la CIA abbiano ucciso Kennedy perché intendeva ritirare le truppe dal Vietnam sarebbe completamente priva di fondamento. Verdegiglio, in base ai numerosi documenti citati, dimostra infatti che nella politica di Kennedy sul Vietnam (compreso l'aumento dei militari americani nel Sudest asiatico e il suo tacito assenso all'assassinio del Presidente sudvietnamita Diem) vi erano tutti i presupposti per un incremento del conflitto anticomunista: l'idea kennedyana di ritirarsi dal Vietnam solo nel 1965 era secondo l'Autore il classico "conto senza l'oste". Kennedy si sarebbe trovato invischiato in Asia esattamente come successe in seguito a Lyndon Johnson. Del resto, i vari Bundy e McNamara furono i consiglieri di entrambi i Presidenti. Il quinto capitolo Verdegiglio lo dedica interamente a quella che definisce "la fabbrica delle menzogne", ossia la manipolazione dell'informazione giornalistica. Accanto ai molti esempi di falsità e distorsioni sul caso Kennedy, egli stesso costruisce a mo' di esempio un gustoso falso scoop, basato tuttavia su fonti ineccepibili, dal titolo "La CIA ha ucciso papa Giovanni XXIII!". Il sesto capitolo, certamente destinato a suscitare aspre polemiche, demolisce pagina per pagina le inchieste svolte da uno dei giornalisti italiani che in questi anni si sono maggiormente occupati del delitto di Dallas: Gianni Bisiach. Verdegiglio è il primo autore a "fare le pulci" al noto giornalista radiotelevisivo e ne segnala inesattezze, omissioni, contraddizioni, false ricostruzioni. L'ultimo capitolo è un'analisi riassuntiva delle sue ricerche e delle sue conclusioni: Oswald ha agito di sua iniziativa ed è lui l'unico assassino di Kennedy. Non c'è stato complotto, se si intende con tale termine la volontà organizzata e finalizzata all'attentato di un gruppo di persone ostili al Presidente. Verdegiglio ammette invece che Oswald, psicopatico votato a un gesto criminale di autoaffermazione, possa essere stato influenzato dai suoi contatti a Dallas e a New Orleans con gli anticastristi appoggiati dalla CIA e dai petrolieri, i quali potevano aver avuto sentore delle intenzioni del giovane ex-marine di compiere un gesto clamoroso. Giovava forse ad essi un Presidente come Johnson piuttosto che Kennedy? I fatti successivi dimostrarono che, se così fossero andate le cose, puntare su Johnson sarebbe stato un errore: il nuovo Presidente non solo non invase Cuba, ma congelò completamente la "questione Castro". Lo studio dei movimenti e delle intenzioni del cinquantaduenne Jack Ruby, che uccise Oswald nella bolgia della Centrale di polizia di Dallas due giorni dopo la cattura, non ha rivelato a Verdegiglio, anche qui, altro che una psicopatia latente scatenata dall'attentato, l'azione di un folle (yankee di Chicago, Ebreo, scapolo in odore di omosessualità e tenutario di locali di strip-tease nella Dallas molto razzista e puritana del 1963) in cerca di un gesto eroico da giustiziere, di un impossibile riscatto sociale, forse influenzato dai dialoghi avuti in quei due giorni con i suoi amici della Polizia di Dallas. L'autore cita spesso lo scrittore americano Don De Lillo, che con rara potenza narrativa ha tratteggiato nel suo romanzo- verità "Libra" (Pironti Editore, Napoli, 1988) le figure di Lee Harvey Oswald e di Jack Ruby, immaginando di scavare, basandosi su documentazioni autentiche relative ai due uomini, nelle loro anime e nei loro pensieri più nascosti. L'ultima parte del volume riporta le appendici di giornalismo, criminologia, balistica e medicina legale. In bibliografia sono elencate un migliaio di opere sull'argomento "Kennedy". Completano l'opera 162 fotografie fuori testo, fra le quali, per la prima volta in un libro italiano, quelle sconvolgenti scattate al cadavere di Kennedy durante l'autopsia. Diego Verdegiglio conclude immaginando che la sua ricerca, pur abbastanza completa e basata su prove inconfutabili, troverà certamente increduli i molti malati di "complottite" italiani (Il volume, non più in distribuzione, viene inviato direttamente a cura dell'autore, a richiesta. dv52@libero.it; www.johnkennedy.it). ************************************* Delle ricerche di Verdegiglio sull'assassinio di John Kennedy si sono occupati fra gli altri: La Repubblica 1-6-98 (Furio Colombo), Il Giornale (intera pagina 24 del 17-7-98), Il Tempo (22-6- 99, p. 14), Il Messaggero (4-7-98, Fiuggi), Il Corriere della Sera (Roma, 4-7-98), Quotidiano Roma di Napoli (15-2-92, p. 3), l'Associazione della Stampa Estera in Italia (con presentazioni di Erich B. Kusch, Phillip Willan del The Express di Londra e Massimo Teodori), le agenzie di stampa ANSA (2 take, 22-5-98), ADN Kronos (2-6- 98) e AGI Italia (25-5-98), Il Piccolo di Trieste (12-11-98), La Stampa (Gabriele Romagnoli, 22-3- 92), il TG1-Libri (Luigi Saitta, agosto 98), Telemontecarlo ("2 minuti, un libro" di Alain Elkann), Rai Tre (Notte Cultura di Enrico Ghezzi e Ciro Giorgini), Rai Radio (Radio Anch'io, Lampi di primavera, La notte dei misteri-Radio2 e varie altre), Rai Sat, Stream TV, Radio Vaticana (Antologia Cristiana, 13-10-98), Radio Dimensione Suono (Alessandra Rotolo), Il Borghese-Lo Stato (Fabio Andriola, n.47, nov. 98), Uomini e Storie (Giuseppe Grazzini, Giorgio Mondadori Editore, nov. 98), Rivista Italiana di Medicina Legale (Prof. Fiori, Università Gemelli, Roma), Free Lance International Press (sett. 99), La Versiliana-Fabbrica dei Pinoli (Romano Battaglia, 1-11-98), Il Domani (2-12-98), Il Quotidiano (4- 12-98), Avvenimenti (9-5-99, p.64), Il Corriere del Giorno (23-2-99), La Gazzetta del Mezzogiorno (20-2 e 2-9-99), La Gazzetta del Sud (1-12-98), Telespazio TV, Telenorba TV, Cinquestelle TV, Videomusic TV, Il Segnalibro (nov. 98), Detective & Crime (n. 4, 1998), Invito alla Lettura (Castel S. Angelo), Libri a Ostia, Playboy (dic. 98, 4 pagine), Playmen (agosto 98), Il Corriere di Roma (15-7-98), Wanted in Rome (della comunità USA, Roma, 23-12-98), Noir in Festival, Viareggio (giugno 1992), Incontri al Cafè du Parc delle Terme di Fiuggi (4-7-98), Corriere di Arezzo (18- 8-98), Libera Voce di Polizia Italiana (dic. 91). ************************************************** |
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| Valerio Perissi | Il libro "L'armata nel deserto" | 24/01/2003 20:01:51 | |
| Egr. dott. Petacco circa 20 anni fa ho raccolto fascicolo dopo fascicolo la Sua opera "Grandi battaglie del xx secolo": ne sono rimasto affascinato. Specialmente per ciò che riguarda le operazioni militari dell'Asse nel deserto Nordafricano. Ho letto poi anche il suo "L'armata nel deserto": e ne sono rimasto sconcertato. Provocatoriamente le chiedo: ma sono stati scritti entrambi da Lei? Come mai nella prima opera fa quasi un apologia del feldmaresciallo Rommel anche dal punto di vista in cui più ha trovato detrattori, ovverosia quello strategico-logistico mentre nella seconda opera lo demolisce fino a definirlo in un'intervista Tv a cui ho assistito "..non era poi un gran generale"? Non la prenda per una provocazione: non è che voi scrittori per scrivere qualcosa di nuovo sugli stessi fatti scrivete una volta una cosa ed una altra, un'altra? Ringraziandola per la Sua attenzione Le porgo cordiali saluti. Valerio Perissi - Firenze |
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| Emiliano Tersigni | Gen. Giacomo Carboni | 24/01/2003 09:54:20 | |
| Gentile Dott. Petacco, ho appena concluso la lettura del suo ultimo libro "Ammazzate quel fascista. Vita intrepida di Ettore Muti" e desidero prima di tutto complimentarmi con lei per l'opera. Il mio interesse va soprattutto ai capitoli finali, nei quali si tratta della morte di Muti e delle relative trame sulle quali lei ha gettato nuova e, forse, definitiva luce. Mi piacerebbe conoscere qualcosa in più sulla figura del Gen. Carboni, al quale lei dedica un breve ma significativo ritratto. Egli, infatti, svolse un ruolo sia negli avvenimenti del 25 luglio, sia in quelli dei 45 giorni di Badoglio (per esempio nella vicenda del Memoriale Cavallero), sia, soprattutto, nella mancata difesa di Roma dopo l'8 settembre. Mi piacerebbe, dunque, che lei, con la chiarezza e la lucidità che le sono consuete, potesse occuparsene in un libro o in un servizio. Vorrei approfittare di questo spazio anche per porle una domanda: è vero che Carboni fu eletto in Parlamento come indipendente nelle file del PCI? Grazie per l'attenzione, un cordiale saluto. Emiliano Tersigni |
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| Servadio Pablo | Sua presenza in tv | 23/01/2003 21:50:29 | |
| Grandissimo Arrigo Petacco,sono un grande appassionato di storia,principalmente quella relativa all'Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Da quando ho scoperto i suoi libri,ho sempre più fame di quella storia che solo lei sa descrivere.Il punto è il seguente:perchè non fare (magari in RAI) una serie di trasmissioni,con argomenti anche poco noti ai più? Sarebbe bello ad esempio sentirla parlare su:guerra dei nostri in Africa,Ultra,Regia Marina,i presunti documenti che Mussolini si dice avesse con sè a Dongo(c'erano davvero?),ARMIR,ecc. Credo sarebbe interessantissimo sentirla dialogare con reduci italiani e da questi farci annusare un pò meglio l'atmosfera di quegli anni! Mi piacerebbe tanto avere una risposta! con ammirazione Pablo. |
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| Gianfelice Leboffe | Ringraziamenti | 20/01/2003 08:19:10 | |
| Egr.Dott. ho letto quasi tutti i suoi libbri di storia dell'ultima guerra mondiale compreso quello su E.Muti.Ho seguito e seguo,ogni qualvolta la T.V. manda in onda, tutti i suoi servizi,è ho sempre la sensazione di bere un bicchiere di acqua fresca di fonte in un desero arrido. La ringrazio perchè i suoi scritti,nei momenti difficili della mia vita,mi danno serenità e profonda riflesssione. Distintamente......Leboffe Giovanfelice |
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| Francesco Perrone | Arnaldo Mussolini | 19/01/2003 10:52:39 | |
| Egregio Dott. Petacco, sono un appassionato della Storia, ne sono talmente affascinato da affermare che è il viatico che ci fa attraversare il presente e il mezzo ,indispensabile, che ci proietta verso il futuro. Della Storia fa parte il Fascismo di cui sono, senza i pregiudizi di sorta, ugualmente affascinato. Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, vissuto nell'ombra del più noto fratello ma, coscienza pulita e viva di esso (tale che, secondo me, il Duce non si sarebbe alleato con Hitler se il fratello non fosse morto prematuramente), merita, a mio parere, una biografia di un certo rilievo dato il personaggio. Distinti saluti. Francesco Perrone - Diamante (CS) |
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| arrigo petacco | suo ultimo libro | 18/01/2003 17:31:55 | |
| Con stima e ammirazione, grazie per i suoi libriAnita Liberatore, Tagliacozzo |
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| carbone leonardo | la presenza storica dell'Aeronautica Militare a Marsala | 13/01/2003 11:04:16 | |
| Egregio Dott. Petacco, non essendo sicuro se il mio messaggio sia stato trasmesso,Le rinnovo la mia richiesta: avendo intenzione di scrivere un libro sulla presenza storica dell'Aeronautica Militare a Marsala (Trapani),corredato di interessanti foto d'epoca,Le chiedo se,gentilmente,mi può guidare nella ricerca delle fonti e stesura del testo. Le sarei, infinitamente, grato. Leonardo Carbone Via del Fante,43/F 91025 MARSALA (TP) tel. 0923-711925/328-0620894 |
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| leonardo carbone | la presenza storica dell'Aeronautica Militare a Marsala | 13/01/2003 10:45:05 | |
| Egregio Dott. Petacco, ho in mente la realizzazione di un libro sulla presenza storica dell'Aeronautica Militare a Marsala,(Trapani)dove esiste un idroscalo,utiliz- zato negli anni 30' e 40',come base degli idrovo- lanti Cant Z 506 ed altri velivoli.Attualmente funge da base logistica del 35° Gruppo Radar.Le chiedo se mi può guidare,passo dopo passo,nella realizzazione di questo volume. La ringrazio. Leonardo Carbone |
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